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Viaggio nella musica contemporanea del Marchesato: gli "Hantura".




Il covid non ha consentito loro nessun concerto neppure in queste festività natalizie, ma a 20 dalla nascita continua ad essere uno dei gruppi musicali emergenti, non solo nel Marchesato crotonese. Il loro impegno principale continua ad essere una ricerca antropologica nella storia musicale calabrese, partendo dal Marchesato crotonese e dalle sue canzoni "cotsminiandosi" con le note, i ritmi ed i sapori dei tanti Sud del mondo sulla scia di "Taranta Pawer" di Eugenio Bennato con cui hanno all'attivo alcune collaborazioni. Stiamo parlando degli "Hantura",.band fra le più durature fra quelle nate a Petilia Policastro e nel suo circondario. Allo stato attuale delle cose il gruppo è formato da Carmen Comberiati (voce), Domenico Ierardi (fisarmonica), Francesco Comberiati (chirarra classica, mandorla), Gino Carvelli (voce e chitarra battente), Giovanni Ziparo (batteria e percussioni), Salvatore Pingitore. (basso e contrabbasso) e Mario Carvelli voce, fiati, poeta e qualche volta arrangiatore insieme al fratello Gino che, quando accarezza le corde dei suoi strumenti nelle nennie d'amore o le percuote nei brani a "rampogna", riesce a fare cose eccezionali. Quando a questo gruppo storico si aggiungono le due mascottes: Antonio Messina all'organetto e Jacopo Carvelli alla tamorra, davvero non ce n' è per nessuno.. La loro musica, si spiega nel proprio portale (www.hantura.it), “traccia essenzialmente i tratti della cultura e della musica popolare calabrese , espressione dei sentimenti,dello sfogo, della ribellione,dell’onore dell’uomo del Sud che si articola nell’interpretazione di quei suoni che richiamano e spiegano le anime del Sud”. “L’amore per la musica etnica – si aggiunge – l’amore per i linguaggi nuovi ed incontaminati dei dialetti, l’amore per la tradizione, l’amore per ritmi incontrastati della tarantella del Sud, che sempre di più vede accostarsi una folta schiera di giovani, ha spinto il gruppo petilino a non globalizzarsi di musica industriale presente solo sulla scena televisiva, ma di ritornare alle origini per far risentire l’eco poetico della taranta del Sud, la sublimità dei canti amorosi calabresi, la musica viva e incredibilmente ignorata di una Calabria rediviva e lucente. Un ritorno alle origini per dare un messaggio nuovo, un messaggio non stereotipato, non desueto, un messaggio colmo del fascino di un Sud rivalutato, di un Meridione mai più bistrattato, di una Calabria piena di risorse”. Nel corso degli anni non sono mancati numerosi concerti, non solo in Calabria ma anche altrove essenzialmente presso comunità di emigrati calabresi nelle varie Regioni del Settentrione ed all’Estero; oltre ad alcune esibizioni in televisione, compresa "mamma Rai". Le pubblicazioni di alcuni cd, ma anche di alcuni singoli: “ Hantura” “ Suddanima”, “Taranterra” e “Malacommenata”. Quest’ultimo singolo spiega abbondantemente l’amore con cui la band è legata alla propria terra. “Ci sono posti – scrivono spiegandone il significato – in cui il ricordo e la memoria contribuiscono a renderli ancora più mitici e favolosi. E’ il caso soprattutto della terra in cui si è nati e dei luoghi che ci hanno visto crescere e diventare ciò che siamo. Ma quando ci si accorge che col passare delle stagioni quei posti e quella gente stanno diventando altro, nasce un dolore malinconico ed infelice. Una passione che stringe ed affanna il cuore”. “Un viaggio – aggiungono – suggerito dalle immagini ad acquerello e ad inchiostro che simboleggiano e imprimono ancora di più il marchio flebile di quello che è la situazione della Calabria e che ricorda quello degli occhi di una donna affascinante e bellissima, spogliata delle sue bellezze e lasciata a sé”. A loro gli auguri de "L'Agorà del Marchesato" di un futuro musicale in quel passato che non passa della musica popolare che, quasi come una tarantola salentina, quando ti prende non ti lascia facilmente.

Francesco Rizza

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