UN COMUNE ALLA VOLTA San Nicola dell'Alto.




"Dell’esistenza del casale di San Nicola dell’Alto e della sua chiesa - scrive Andrea Pesavento presentando dei documenti dello 'Archivio Storico Crotonese' - entrambi patrimonio e soggetti alla giurisdizione sia temporale che spirituale del vescovo di Umbriatico abbiamo notizie fin dal Medioevo. Già all’inizio della dominazione angioina il re Carlo I d’Angiò concedeva al vescovo Alfano il privilegio di tenere mercato nel luogo detto 'Sanctus Nicolaus de Alto' e nella chiesa di Santa Marina". Alla fine del XV secolo il Borgo venne rilopolato, come altri Centri della zona, grazie all'arrivo di vari soldati ed esuli provenienti dall'Albania. In questa fase, come ricorda il Pesavento, gli abitanti di San Nicola provenivano dalla provinc dell'Epiro e che arrivarono in Calabria nel 1480. "Essendo stato fondato sulle terre di un feudo rustico della chiesa di Umbriatico - scrive lo Storico - per molti anni i vescovi vi esercitarono oltre alla giurisdizione religiosa anche quella civile. La particolare posizione dell’abitato, costruito certamente sulle terre della chiesa di Umbriatico ma casale nelle pertinenze della terra di Casabona, darà oggetto a ripetute liti tra i vescovi di Umbriatico ed i feudatari di Casabona. La prepotenza baronale e l’arrendevolezza, o peggio, dei vescovi faranno sì che alla chiesa di Umbriatico rimarrà solo il titolo baronale". Una intensa lotta per il possesso di San Nicola dell'Alto si registrò nel XVII, poiche il vescovo Benedetto Vaez, responsabile della diocesi fra il 1622 ed il 1631 riteneva che il tenimento su cui era stato fondato il villaggio rendeva ogni anno ducati duecento e la chiesa vi esercitava il pieno diritto ed aggiungeva che il marchese di Casabona Eleonora Pisciotta non cessava di perturbare il possesso. A metà del secondo, il borgo era abituato da circa 400 abitanti, i riti sacri erano amministrati da quattro chierici ed altrettanti diaconi selvatici, mentre al vescovo di Umbriatico era rimasto solo il diritto di esigere il casalinaggio. Intanto, San Nicola pur sorgendo sulle terre appartenenti alla diocesi era un casale di Casabona e soggetto ai suoi feudatari di questa terra. "Per porre fine alla lunga ed aspra controversia il nuovo vescovo Bartolomeo Criscono - scrive il Pesavento - ottenuto il 20 dicembre 1641 l’assenso di papa Urbano VIII, il 30 giugno 1642 cedeva in fitto ad annuo canone per 29 anni la giurisdizione temporale sul casale a Pompeo Campitello ed alla moglie Eleonora Pisciotta, marchesa di Casabona, trattenendosi solo i diritti spirituali ed ottenendo il pagamento di una annua pensione di ducati 150". Fra i monumenti cittadini si segnala la chiesa madre che è dedicata a San Nicola Vescovo. Di notevole interesse sono la torre campanaria a base quadrata che e che è costruito su quatro livelli con copertura a cuspude ed il portale rettangolare, sormontato da un decorativo timpano semicircolare. Anche il santuario di San Michele ha origini molto antiche e, nel corso dei secoli è stato più volte rimaneggiato. La facciata è sobria, sormontata da un timpano triangolare. All'interno vi si accede per mezzo di un semplice portale ad arco. Al suo interno è possibile ammirare una splendida icona settecentesca di san Michele Arcangelo. La festa patronale di San Nicola che si svolge nel mese di maggio dopo una novena che si svolge nella chiesa posta sul monte. La domenica mattina il santo trasportato in spalle viene portato giù in paese e accolto dal Sindaco che consegna le chiavi del paese al Patrono. Dopo un primo giro per le vie del paese il santo viene riposto nella hiesa madre da dove uscirà la mattina seguente per percorrere le restanti vie del paese.

Francesco Rizza

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