UN COMUNE ALLA VOLTA : Petilia Policastro medievale e la sua grottalia.





Le tracce più antiche di Petilia Policastro sono, ai nostri giorni, quelli di unBorgo bizantino, circondato da mura ad architettura militare. Nel territorio cittadino, lungo i fiumi Tacina e Soleo, sono state ritrovate testimonianze di insediamenti di origine brettia, risalenti al IV e III secolo avanti Cristo, ancora tracce romane, dalla Repubblica al tardo Impero. Lungo il torrente Cropa, esistono delle grotte di origine naturale. Fu proprio in queste grotte che, come evidenzia Alberto Fico, si raccolse la prima popolazione policastrese stanziale. Lo storico, infatti, ha descritto una grottalìa vera e propria divisa fra località San Demetrio e nel quartiere bizantino della'Rupa' che, nonostante l'infausto intervento dell'Amministrazione comunale del 2012, continua a conservare non poche tracce del periodo bizantino. "Le grotte di San Demetrio - evidenzia - sono poste in una località in cui si trovano una serie di cavità naturali abbandonate all'incuria. Queste grotte sovrastano il fiume Cropa e sono collocate al paese da un ponte vicino al quale vi sono i ruderi di un mulino. Il Colle di Policastro - aggiunge Fico - ha conosciuto l'inserimento urbano stabile quando, come successe in tutta la Calabria a partire dal VI e VII secolo, gli abitanti della zone circostanti hanno dovuto risalire verso le alture per difendersi. I primi abitanti, quindi, si insediarono al di sotto della rocca all'interno delle grotte disseminate lungo quella che oggi è chiamata via'Difesa'. Fino ad oggi vi abbiamo individuato e visitato ben 8 grotte che ancora si conservano, purtroppo, non intatte". Nel centro storico si conservano, discretamente conservati, alcuni palazzi costruiti fra il seicento ed il settecento, come quello dei Portiglia e dei Filomarino. Fra le numerose chiese che un tempo arricchirono il centro abitato alcune sono scomparse. Ai nostri giorni rimangono in buone condizioni la chiesa matrice dedicata a San Nicola Pontefice, quella dedicata a San Francesco da Paola, quella della Annunziata in cui si conservano una Madonna gaginesca e l'altare della Madonna del Rosario con dei camei sui Misteri del Rosario dipinti da Mattia Preti e quella di Santa Maria Maggiore. La chiesa di San Nicola Pontefice conserva al suo interno fra l'altro l'altare di San Sebastiano con un dipinto della scuola di Mattia Preti ed un dipinto della Sacra Famiglia opera del pittore policastrese Francesco Giordano. Nella storia di quella che della chiesa matrice, inoltre, interessanti due epigrafi che ne raccontano la storia. La prima è posta su una delle colonne interne alla stessa chiesa ricorda la ristrutturazione della stessa chiesa, un tempo dedicata al Santissimo Sacramento, a cura della Arciconfraternita, racconta la sua intitolazione al Santo turco nel 1725. Eccone il testo: “Die id. m. junii dom.ca IV post pent. An.i jubiliaris 1725 il.m.s. d.m.s. Nicolaus Pisanelli archiepiscus S. Severinae hanc ecclesiam et altare sub tit. s. Nicolai consacravit et in eo oss. mm. Placide et Placidie reliq. Imclusit cuius consecrationis eadem dom. IV quo libet anno celebrari abb. D. Jo Paulo archiep.Grani”. Traducendo dal latino l'epigrafe, apprendiamo che l’intitolazione a san Nicola sarebbe avvenuta in un anno giubiliare essendo arcivescovo di Santa Severina mons. Pinsanelli ed arciprete della chiesa l’abate Giovanni Paolo Grano. Nell’altare furono poste alcune reliquie ossee delle sante martiri Placida e Placidia e la festa dell’intitolazione venne fissata alla quarta domenica dopo la Pentecoste. La seconda epigrafe ebbe, invece, minore fortuna: fu trovata in pezzi in occasione dell’allargamento di via san Sebastiano e fu recuperata fra le altre pietre dal sottoscritto. Eccone il testo che ho trascritto: “Domus hac d. Pietri An(toni) Ferrari quamvis ecclesia attigua est ad eam ex finestrae apertione aspectum abeat et amen. Ecclesia sit immutatanon caudet et brevi apost a.d. 1772. In pratica, l’epigrafe attesta il riconoscimento del diritto per la famiglia Ferrari. di affacciarsi nella chiesa attraverso una finestra, per assistere alle sacre Liturgie. Storicamente, questa famiglia originaria di Capua, a partire dal 1700 fece parte a pieno titolo della nobiltà policastrese. Fra il 1861 ed il 1862, un altro Pietro Antonio Ferrari era capitano della milizia di soldati che lottò il brigantaggio. Oltre alla processione del Secondo Venerdì di Marzo con cui la città ricorda una delle pagine più dolorose della sua storia, quella del terremoto dell'8 marzo 1832, i suoi eventi religiosi sono legati a due delle antiche Arciconfraternite che vi operavano sino agli anni '60 del Novecento. L'Arciconfraternita del Rosario' , con sede nella chiesa dell'Annunziata organizzava la festa della Madonna del Rosario la prima domenica di ottobre; mentre l'Arciconfraternita del'Sacramento ', con sede dapprima nella chiesa matrice e quindi nella chiesa di San Francesco da Paola organizzava la festa dello stesso Compratono la seconda domenica di maggio. Se il culto dell'Eremita paolano è molto più antico nella Cittadina dell'Alto Marchesato Crotonese, fu Pio XII a dichiararlo Patrono "egualmente principale".

Francesco Rizza

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