UN COMUNE ALLA VOLTA : Cotronei


"Oi Kotponaioi, genitivo di appartenenza al territorio di Crotone, avamposto militare alla fine della navigabilità del Neto, sulla via della transumanza e del sale che dall 'attuale Marchesato raggiungeva la Sila era posto sopra un accroccoro in località" Misuracheddra" fino al 1200, quando uno smottamento del sito denominato da allora "Petramare" viene spostato alla zona che va dall' Arco fino all'attuale piazza Indjpendenza". Definisce così l'amata cittadina di cui fu storico e docente Serafino Raffaele Caligiuri, da poco scomparso, nelle pagine dello speciale "Il Calabrone" edito nel dicembre 2015 dalla "PubliGRAFIC". Quella di Cotronei capitale dell'idroelettico è del turismo montano nel Crotonese è quindi legata a filo doppio a quella dell'antica Kroton. Fu proprio quando nel secondo secolo avanti Cristo quando Crotone diventò colonia romana che da antica stazione del tragitto fra la Sila e lo Jonio sulle rive del Neto che Cotronei divenne un centro vero e proprio, i cui abitanti oltre che alla lavorazione del legno, iniziarono ad interessarsi di agricoltura e pastorizia. Nell'evo bizantino, anche il suo territorio fu interessato dalla presenza di numerosi monaci calabro greci diventando, successivamente all'avvento normanno, territorio del monastero altiliese di "Calabromaria". Successivamente la stessa cittadina divenne feudo dei Ruffo e dei Morano che, nella propria dominazione, davorirono l'arrivo nel territorio cotronellaro di alcune famiglie di Albanesi. Nel giugno 1807 Cotronei fu distrutta dal colonnello Millon mandato dai Francesi a debellare il Crotonese dai reazionari filoborbonici subendo la stessa sorte nel 1862 quando fu rasa al suolo dall'esercito del neonato Regno italiano perché ritenuta covo di briganti. Pagina epica della storia novecentesca cotronellara fu quella relativa nel suo territorio montano di quel Polo idroelettrico che fu lungamente fra i più importanti dell'Italia meridionale, producendo energia elettrica dalle dighe artificiali dell'arco, del Cecita e dell'Ampollino. Le sue centrali ebbero da subito tale importanza che il 31 luglio 1931 furono inaugurate da Vittorio Emanuele III, venendo visitate fra gli altri l'anno successivo da Guglielmo Marconi. Nata la Repubblica le centrali idroelettriche furono ancora al centro della storia di Cotronei. "Nelle piccole comunità tradizionali - scrive nella stessa rivista Augusto Chiodo insegnante in pensione e memoria storica dell'intero Marchesato - detentori del controllo delle problematiche sociali e politiche sono il parroco ed i "don" per novità di nascita. Questi simboli del potere, a Cotronei, vengono in breve tempo spodeststi e sostituiti dalla nuova classe guida: gli operai elettrici che aderiscono in modo massiccio al sindacato Cgil e con il loro voto nelle Amministrative del 1952 determinano la vittoria del blocco di sinistra Pci Psi". Ai nostri giorni, come accennato, Cotronei è nel Crotonese la cittadina guida del turismo montano. Sulle rive dell'Ampollino, intorno a Palumbo Sila, sono nati numerosi villaggi che contribuiscono notevolmente con le case di cura all'economia cittadina. Se fra i suoi boschi si possono ammirare i ruderi della grancia detta "Chiesuola" in località Pollitrea, il centro abitato è interessato dalla presenza di un insediamento rupestre. Oltre ai palazzi Verga e Vaccaro ed alcune altre chiesette, il tempio più importante di Cotronei è quello dedicato a San Nicola Vescovo. Nonostante varie mutilazioni e trasformazioni subite nel corso dei secoli, fra le prime sue notizie quelle relative ad una visita "ad limina" del 1634, conserva ancora un certo fascino. "Il portale - scrive Rita Cardamone - è semplice e segnalato da un contorno lineare. L'interno a tre navate ripropone verso l'altare maggiore il gioco delle colonne Bonate". Il suo titolo ricorda il gran culto avente nel Crotonese del Santo vescovo di Myra collegato agli influssi bizantini che pure nel Crotonese hanno lasciato numerose tracce.

Francesco Rizza

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