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UN COMUNE ALLA VOLTA : Cirò Superiore.





Quanta storia è passata dal Marchesato crotonese? "Posta a cavaliere di una collina, esposta ai venti da tutti i lati, a 360 msm circa di altitudine, Cirò Superiore ha un territorio per due terzi in dolce collina salubre e ben coltivata, il rimanente in pianura vasta e ricca di vigneti, oliveti e agrumeti. La presenza di un culto indigeno che svetta a sul promontorio di Alice, preesistente all'arrivo dei Greci, ci induce a credere che la civiltà di queste popolazioni non era tanto rozza e promitiva. Dopo l'ottavo secolo a. C. approdarono sul litorale i Coloni greci e fondarono così la città di Crimissa". Presentava così, nel numero 13 (2012) de "Il CalabrOne" rivista della PubliGRAFIC il borgo di Cirò Superiore Egidio Mazzi. Se Crimissa, insieme a Macallan e Petelia, è legata alla mitologica figura di Filottete, la cittadina che ne sarebbe erede sarebbe molto più antica dell'avvento sulle Coste calabresi dell' Eroe tessalo. Elio Malena, sempre ne "Il CalabrOne" osservava come le ricerche archeologiche hanno consentito di portare alla luce una cospicua documentazione precedente all'avvento dei Greci. Alcuni reperti come i resti di alcune capanne e ceramiche sarebbero databili all'età del bronzo mentre all'età del ferro è databile una necropoli con bronzi e ceramiche. Nel territorio cirotano, inoltre, sono affiorate tracce di alcuni cimiteri rurali e di un cimitero bizantino in cui sono stati ritrovati alcuni gioielli. Tutta questa storia è oggi condivisa dalla stessa cittadina con quella di Cirò Marina, frazione sulla Costa, che nel 1952 ottenne la propria autonomia. Ancora prima dell'avvento dei Coloni greci, il tempio dedicato ad Apollo Aleo aveva già una propria dignità. Nella sua area, infatti, alcune tracce attestano una frequenza di una popolazione indigena che nel periodo ellenico aveva già una certa importanza ed era, probabilmente, collegata ai Bretti. Fu, però, n periodo ellenistico che lo stesso Tempio fu quasi interamente ricostruito e vi si conservarono quelle armi di Pericle, in possesso di Filottete, che avrebbero permesso la conquista di Troia. Ai giorni nostri, nel territorio di Cirò Superiore, è il castello medievale. La sua pianta è trapeidoidale e le sue torri che hanno tutte delle caratteristiche specifiche fanno pensare di essere state costruite in periodi diversi. Al piano terreni, oltre a vari magazzini, vi sono 15 locali. Al piano superiore, invece, erano situate le camere padronali. Nel cortile si può osservare la nota meridiana che, invece di un vero e proprio rompicapo, sarebbe un orologio collegato agli studi astronomici di Luigi Lilio che, nella Corte vaticana gregoriana, sarebbe fra i padri dell'attuale calendario. "La nascita e la morte del sole e la luna - scrisse Giuseppe De Fine - sono rappresentanti col cerchio principale con dentro altri due cerchi che si allineano in un sol punto, cioè la sera, quando è possibile vedere gli astri uno ad Ovest e l'altro ad Est". Secondo la storia, nell'evo bizantino nacque a Cirò San Nicodemo, amico di San Nilo da Rossano, di cui è stata riconosciuta la casa. Come tanti eremiti calabro greci, scelse anch'esso la vita eremitica ma dopo qualche tempo fu raggiunto da vari altri anacoreti. Intorno al 970 San Nicodemo si trasferì in un monastero di Mammola, in provincia di Reggio, che ottenne numerosi doni da Roberto il Guiscardo. Oltre alla chiesa matrice, dedicata alla Madonna sotto il titolo di Plateis, hanno un certo fascino le chiese di San Cataldo, del Purgatorio e di Santa Menna. Oltre che pregiati vini, "trait d'union" fra le due Cirò è la "sardella" conosciuta anche come il caviale dei poveri. Conosciuta ed apprezzata insieme al "garrum" dagli antichi Romani può essere gustato in almeno due modi che ne esaltano i sapori. Con un po' di olio di oliva spalmata su un pezzo di cipolla o, nel pane, insieme alla mortadella o al provolone piccante. Provare per credere.

Francesco Rizza

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