UN COMUNE ALLA VOLTA: Casabona.






Con un'affascinante sito rupestre ed altre particolarità che meritano di essere conosciute ed apprezzate, nonostante conti circa 3000 abitanti, Casabona merita certamente di essere visitata. A detta degli studiosi, il suo nome deriverebbe da 'caso bono' (un particolare formaggio) perché i suoi abitanti fossero fin dall' antichità esperti produttori di formaggio. Secondo altri, invece, il nome della cittadina deriverebbe da 'Casa Bona', con riferimento a quell'accoglienza che è, però, una caratteristica di tutta la Calabria. Le prime notizie sulla formazione di Casabona, come si evidenzia nel portale online dei Comune, risalgono al 1198, quando papa Innocenzo III dava conferma a Nicodemo dell’esistenza, tra gli altri beni, della Chiesa di San Dionigi, di cui non esiste alcuna traccia, con tutte le sue pertinenze, ubicata nel territorio di Casabona.

Casabona non fu risparmiata dalle scorribande dei Saraceni, nè dal dominio degli Angioini che la gravarono di innumerevoli tasse. Successivamente all'avvento nel XV secolo di Profughi Albanesi in Calabria, sorse nei suoi pressi il casale di San Nicola dell'Alto che restò unito a Casabona fino al 1806. La tradizione racconta che, dopo la distruzione di Casabona vecchia in uno dei tanti terremoti che angariarono nel corso dei millenni la Calabria, i superstiti di Casabona invocarono l’aiuto divino, affinchè fosse loro indicato il sito su cui insediare il nuovo borgo. E, così, misero su un carro trainato da sette buoi bianchi, la statua di marmo raffigurante la Madonna col bambino, rimasta miracolosamente intatta dopo il terremoto. I buoi bendati furono lasciati liberi di camminare senza guida, essi si fermarono lì dove ora sorge la Chiesa madre. Nel corso dei secoli successivi, Casabona conobbe il dominio delle famiglie Malatacca, D’Aragona, Pisciotta, Moccia, ricordati dal volgo come avidi esattori di gabelle, Berlingeri e Gallucci. Il territorio di Casabona era già stato abitato al tempo della Magna Grecia. considerato che nei pressi delle saline della frazione di Zinga esisteva una via di pellegrinaggio verso l'area Sacra di Vitravo da dove alcuni reperti sono esposti nel Museo nazionale di Crotone. Nella stessa area, infatti, era collocato un tempio dedicato al culto di Herakles, oggi completamente franato a causa dello smottamento idrogeologico del territorio. Molti reperti sono stati saccheggiati, data la totale assenza di controlli della Soprintendenza alle Belle Arti di Catanzaro. Ancora nella stessa Valle, in periodo romano, sorsero a Casabona vari insediamenti agricoli ed alcune ville d'età romana conservarono resti archeologici molto danneggiati da scavi illegali e da lavori agricoli condotti senza sorveglianza archeologica. Come dicevamo, è estremamente importante il complesso rupestre di Casabona, fra i maggiori in Calabria, in età paleolitica, fra i maggiori in Calabria. Escludendo le grotte scavate recentemente, molte delle antiche sono state inghiottire dalla moderna urbanizzazione, altre ritoccate, ingrandite. Dal numero di quelle arcaiche doveva contenere, approssimativamente, almeno 200 fuochi. Il villaggio si distribuiva sui due versanti della forra di Vallecupa. Lungo il versante sinistro della valle, al di sotto dell’attuale abitato, il 'Casu Bonum' delle fonti medievali, si distende il nucleo maggiore, distribuito a scacchiera su ben sette terrazze parallele degradanti a spirale, ad andamento sinuoso confluenti verso l’unico asse viario di fondovalle, come ancora appare, su ognuna delle quali si dispongono, lungo piste naturali decine di grotte scavate nell’arenaria. Molte delle unità rupestri presentano le caratteristiche tipiche dell’abitazione e l’utilizzo di elementi in muratura, articolate in uno o più vani. In quest’ultimo caso la parte più interna risulta divisa in due ambienti da un setto ricavato nella stessa roccia. Alla base dei vani spesso si aprono piccole nicchie per la conservazione dei prodotti.

Francesco Rizza


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