UN COMUNE ALLA VOLTA : Cariati.






Una tradizione racconta che Cariati sia stata fondata sui resti di Chone: una città magno greca che sorgeva nei pressi del torrente Fiumenicà, passata nel III secolo avanti Cristo sotto il dominio romano, quando prese il nome di Paternum. Nella zona archeologica cariatese, che è racchiusa fra le contrade Praia, Piano Santa Maria e Frasso, si registrarono vari ritrovamenti di età preistorica, protostorica e classica. Tra gli altri reperti, si segnalano alcuni bronzetti tra cui uno che raffigura Ercole, frammenti di corredi vascolari, monete romane, un’ascia e due tesoretti monetali di età magno greca. In un momento storico successivo, però, la cittadina fu trasferita nell'Entroterra in una posizione più fortificata e, quindi, difendibile, a causa delle incursioni saracene; al tempo del condottiero bizantino Niceforo Foca. Una leggenda racconta che Laura, una bella ragazza cariatese, rapita durante le incursioni dai Saracene sia stata portata a Costantinopoli, diventando 0la favorita del Sultano. Imparata l’arte del tessere secondo lo stile orientale, quando il suo signore morì, riebbe la libertà, tornò a Cariati e vi diffuse la tessitura d'Oriente. Relativamente alle varie dinastie che guidarono la Cittadina nel periodo medievale, uno dei primi nomi conservati dalla storia è quello di Matteo, padre di Boemondo, che sembra si chiamasse Cariati di cognome. Nel XIV secolo la cittadina diventò possesso dei Ruffo Montalto. Come attesta Andrea Pesavento, nell'Archivio Storico Crotonese, nel 1437 la signora di Cariati Covella Ruffo ottenne da papa Eugenio IV che la cittadina ospitasse una Diocesi. "Il nuovo vescovato ebbe per territorio oltre a Cariati le due terre di Scala e Terra Vecchia ed il villaggio di San Maurello, che prima facevano parte della diocesi di Rossano. Il nuovo Vescovato di Cariati, unito a quello di Cerenzia, fu posto sotto la giurisdizione dell’Arcivescovo di Santa Severina. La duchessa per maggior decoro del nuovo Vescovato e per indulgenza per sé e per i suoi progenitori, concesse al Vescovo ed ai suoi successori una rendita annua di 10 once d’oro sui diritti di passaggio, dogana e fondaco di Cariati. Suo figlio, Marino Marzano Ruffo principe di Rossano, per la difficoltà di esenzione, il 9 settembre 1448, accogliendo la richiesta del vescovo Giovanni la trasferì sull’entrate del suo corso di Malapezza, posto in tenimento di Rocca di Neto". La cattedrale, dedicata a San Michele Arcangelo, aveva un tempo cinque dignità: arcidiaconato, diaconato, arcipretato, cantorato e tesorerato e nove canonici. Ogni dignità e canonico aveva una sua particolare prebenda ed anche i semplici sacerdoti partecipavano ad ogni distribuzione ed agli emolumenti e rendite. Nel corso dei secoli, fu vescovo di Cariati mons. Giovanni Sersale, uno dei prelati che fece parte della commissione per il processo di canonizzazione di San Francesco da Paola in Calabria, indetto da papa Giulio II 13 maggio 1512. Ad affiancarlo nella commissione don Bernardino Cavalcanti cantore della cattedrale cosentina ed il notaio apostolico don Nicolò Sparvieri che fu nominato segretario della commissione. Il 15 giugno 1512 mons. Sersale stilò un proprio decreto per avvertire l’Arcidiocesi dell’avvio dell’ atteso processo di canonizzazione ed invitare tutti coloro che fossero a conoscenza di fatti sovrannaturali collegati al Taumaturgo paolano a rendere pubbliche le proprie testimonianze, nel corso del processo diocesano che si svolse dal 4 luglio 1512 al 19 gennaio 1513. Complessivamente i testi ascoltati furono 102 e fra di loro 12 donne. Quattro furono, invece, le sedi del processo: dal 4 al 19 luglio 1512 a Cosenza con sei sedute, dal 20 luglio al 10 agosto a San Lucido con tre sedute, il 3 e 4 agosto a Paterno Calabro dove si raccolsero ben 38 testimonianze ed a Corigliano Calabro dove, nell’ultimo giorno del processo, vennero verbalizzate due testimonianze. L'importanza dello stesso processo non fu solo religiosa, ma anche storico ed antropologica, offrendo una descrizione fedele della Calabria del XV secolo. In Piazza Plebiscito, la Cattedrale che fu costruita su una precedente cappella dedicata a San Pietro ha una bella facciata ed è caratterizzata da un pronao templare con colonne. La torre campanaria, a pianta quadrata, è stata rimaneggiata nella cuspide. L’interno è costituito da tre navate divise da colonne binate in stile jonico. Eredità antropologica cariatese del periodo magno greco, collegata a Demetra è il Rito del Maio che si svolge giorno 8 settembre in occasione della festa in onore della Madonna delle Grazie. Il Maio è un tronco di pino alto 5 metri, altrove conosciuto come Albero della Cuccagna che viene scorticato e privato dei rami. Il fusto viene poi avvolto con foglie di mirto che serviranno per alloggiare i bastoncini di legno dove verranno appesi i Fusilli di San Cataldo e ulteriormente fissati con lo spago. Sulla cima si pone un arcolaio decorato con nastri, rose rosse e un gallo, simbolo di rinascita. Per renderlo ancora più ricco si aggiungono i guanti: un fritto tipico dalla forma circolare. La parte ornamentale, fatta di taralli, viene venduta dopo la processione del Santo ed il ricavato è poi donato alla chiesa. Stessa tradizione si svolge a Longobucco in occasione della festa di San Domenico ed a Bocchigliero durante la festa di San Rocco. Le tre cittadine si sono unite nel 2019 per chiedere all'Unesco il riconoscimento il bene immateriale del Maio fra quelli da difendere, tutelare e conservare. Da un progetto avviato nel 2012, è stato recentemente inaugurato Il Museo del Mare, dell'Agricoltura e delle Migrazioni la cui realizzazione si deve fra gli altri all'impegno del compianto ingegnere Franco Rizzo, la sindaco Filomena Greco ed alla scrittrice Assunta Scorpiniti. Nelle vetrine del museo sono stati raccolti, fra le altre cose, alcuni cimeli storici sia della famiglia Vennari che del sacerdote Scorpiniti, canonico della Cattedrale, direttore del seminario e autore di bellissimi panegirici e scritti religiosi. "Partendo da un immobile comunale abbandonato - racconta la Scorpiniti - si è arrivati ad una struttura dotata addirittura, di maxi schermi per la proiezione degli eventi in tutte le sale. In parallelo al patrimonio materiale del museo, si sta sviluppando anche quello immateriale, fatto di filmati, interviste, suoni e voci legati ai significati del museo, che dovranno essere catalogati secondo gli standard nazionali"

Francesco Rizza

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