UN COMUNE ALLA VOLTA : Belvedere Spinello, le Saline e la Madonna della Scala.



Come attesta Andrea Pesavento nel suo 'Archivio Storico Crotonese', Belvedere appare per la prima volta nei documenti nel XV secolo come Belvedere di Levante o di Malapezza, così detto per un fondo rustico che era situato nei suoi pressi e, insieme a Monte Spinello, faceva parte del territorio di Cerenzia. Sempre nello stesso periodo i due Borghi registrarono la presenza di alcuni Profughi albanesi ed erano uniti in un feudo appartenente ai Carafa di Santa Severina. Lo stesso feudo fu venduto dapprima a Marcantonio Lucifero di Crotone ed in seguito ai Bardaro, ai Rota, agli Sculco e, quindi ai Geniuzzi Savelli. Le due cittadine furono unificate nel 1863 prendendo l'attuale denominazione. Intimamente legato alla cittadina il santuario della Madonna della Scala cui, in alcuni documenti censiti sempre dal Pesavento, vengono citati i toponimi di 'Le Ripe di Santa Maria' e 'Le Timpe di Santa Maria'. Più che come un luogo sacro, il santuario sembra, sull'altra su cui è posto, un valico fra la bassa e la media valle del Neto. Proprio nei suoi pressi, ancora oggi, si incrociano le vie provenienti dalla Costa con quelle provenienti dalla Sila. "Il monastero situato tra Belvedere e Montespinello - scrive Pesavento - sotto il titolo di Santa Venera detto di Belvedere di Levante, in quanto situato nel territorio del casale di Belvedere, sarà soppresso nel 1652 per bolla di papa Innocenzo X. Dell’altro monastero sempre degli Agostiniani, posto nel territorio di Montespinello, sappiamo che, secondo quanto scrive il vescovo Ricci, esso fu abbandonato perché era divenuto rifugio di ricercati dalla giustizia. Possiamo affermare - aggiunge - che durante il Cinquecento, la chiesa di Santa Maria della Scala è stata parte del monastero degli Eremitani agostiniani. Ordine che si sviluppò in Calabria durante quel secolo e che fu particolarmente presente nei paesi abitati da gente albanese. Andato in rovina il convento, rimase la chiesa con le sue rendite, che troviamo citata nel conferimento di un beneficio a favore del prete di Isola Gio. Michele (o Vincenzo) Stazzi o Stozzi. Il Papa Paolo V nell’agosto 1616, prendendo atto che fin dal 1614 era morto il prete Gregorio Miele, possessore della chiesa senza cura di anime di Santa Maria della Scala del casale di Montespinello, nominava lo Stozzi. La chiesa poteva contare su una rendita annua di dodici ducati. Pochi giorni dopo tuttavia il Papa, ritornando sulle sue decisioni, conferirà il beneficio a Gio. Antonio Livani, un prete della diocesi di Cerenzia. Da allora in poi la chiesa, ormai ridotta a chiesa rurale ed eremitorio, con le sue rendite verrà aggregata ad uno dei canonicati della cattedrale di Cerenzia". La statua mariana cui è dedicato il santuario è tutta scolpita in pietra in una nicchia dietro l'altare maggiore. La Madonna indossa una veste di colore rosso stretta in vita da un cordone e con un mantello azzurro pieno di stelle. Nel braccio destro regge il Bambinello e con la mano sinistra indica il cielo. Come ebbe modo di scrivere Alfonsina Bellio in un calendario tematico pubblicato dalla Amministrazione comunale nel 2004 "la leggenda e l’iconografia della statua presentano elementi simbolici i cui possibili significati profondi sembrano richiamare antichi culti prescristiani. Il legame della Madonna con un albero, ad esempio: l’albero di per sé in molte culture e religioni è simbolo investito di sacralità legato a miti e culti lunari. Vi sono immagini di Cristo che nasce da un albero. Il manto trapunto di stelle, diffuso nell’iconografia mariana, potrebbe richiamare l’immagine del firmamento stellato, simbolo del dominio delle antiche divinità femminili sul destino, dominato dagli astri. Molto interessante è il nodo del cordone che cinge la veste della statua, che presenta una straordinaria somiglianza con il Thet o nodo di Shet, o nodo di Iside. Si tratta di un cappio verticale annodato a più riprese alla base; era un amuleto liteo, veniva talora posto in mano ai defunti per compiere il percorso dell’aldilà. In epoca greco – romana era inserito nella foggia degli indumenti rituali dalle donne che ottenevano questo nodo sacro annodando assieme le pieghe anteriori dell’indumento". Fra il territorio di Belvedere Spinello e la frazione santaseverinese di Altilia, fu molto importante lo sfrumento di una salina nelle acque del fiume Neto che, come attesta Pesavento, è citata in vari documenti medievali. Era era di proprietà reale, anche se il suo possesso fu lungamente amministrato dalla abbazia di Calabro Maria di Altilia. "Della sua importanza - scrive Pesavento - riconosciuta anche al di fuori dell’ambito regionale, fa fede l’opera del geografo arabo Al-Idrisi il quale, descrivendo il fiume Neto nel “Libro di Ruggero”, così si esprime: “ Il fiume Neto scende dalla Sila a destra di Cerenzia e si dirige verso levante. A sinistra di questa città esce un altro fiume che si unisce al precedente nel luogo chiamato la Salina distante da Cerenzia nove miglia. Il Neto quindi continua il suo corso fino a che passa sotto Santa Severina lontano un miglio e mezzo e proseguendo tra Crotone e Strongoli si mette in mare”.

Francesco Rizza



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