Terremoto in Calabria : fa più paura l'illegalità diffusa. Compresa quella istituzionale.






Molta paura, ieri mattina, per una forte scossa sismica con epicentro nel medio Tirreno calabrese che, da Lamezia Terme a Catanzaro, è stata avvertita anche nell'Entroterra. Molte scuole e uffici sono stati fatti evacuare ed anche le comunicazioni ferroviarie sono state interrotte per controllare se ci fossero stati danni lungo la linea Paola-Rosarno, a Tropea e tra Lamezia Terme e Catanzaro Lido. A circa 24 ore, mentre la paura è ancora viva in molti, è il momento di fare alcune riflessioni; affinché eventi naturali non provochino più danni di quanto possano fare. Sui social, uno dei primi post a nostro parere più interessante è quello di Carlo Tansi, geologo e docente universitario, già responsabile della Protezione Civile calabrese e candidato alla presidenza della regione Calabria nello scorso ottobre. "Si ricorda - scrive - che il terremoto non uccide, ma sono le case che crollano ad uccidere. In Calabria sono molti gli edifici a rischio crollo in caso di terremoto: quelli realizzati abusivamente (140.000), quelli realizzati durante il boom edilizio degli anni '60/ '70 prima dell' entrata in vigore delle leggi antisismiche (entrate in vigore in Italia dopo il terremoto dell'Irpinia negli anni '80) che hanno imposto criteri costruttivi molto rigidi, per non parlare degli edifici dei tanti centri storici calabresi in gran parte fatiscenti e pericolanti". Se questa è la situazione generale, quale la situazione degli edifici pubblici? Uno sguardo agli edifici scolastici, per esempio, da una descrizione davvero desolante. Ecco alcuni dati. La Provincia catanzarese, il cui capoluogo per pericolosità sismica è classificata "zona 2" ha solo il 7% degli edifici scolastici antisismici. Una situazione ancora più grave si registra a Reggio Calabria, anch'esso classificato in "zona 2" nonostante la città fu riconosciuta quasi interamente dopo il terremoto del 1908, solo 3 delle 107 scuole sono a progettazione antisismica. In questa situazione generale, si distingue positivamente la Provincia crotonese, con una quota del 23% di scuole a norma, ben superiore alla media regionale del 16%. S,eondo l’ultimo rapporto su “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia – I dati regione per regione 2021”, del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell'adolescenza, la Calabria ha un certificato di agibilità solo per il 21,16% delle proprie scuole, a fronte del dato nazionale del 39,06%, ed un certificato di collaudo statico nel 44,42% degli istituti, contro il 53,76% nazionale. In questo preoccupante scenario, è proprio la Calabria ad avere un primato affatto invidiabile. Secondo "Openpolis", infatti, sono calabresi 257 dei 700 a maggior rischio sismico in Italia. Inoltre, se Calabria e Campania sono le regioni con più comuni a maggior rischio di terremoti, queste due regioni sono anche le uniche dove la percentuale di edifici scolastici antisismici in zona 1 è inferiore alla media nazionale che è del 25%. Dati questi elencati che, al di là della statistica e della rigida ed incontrovertible matetematica, dovrebbe quanto meno fare riflettere. I molti fondi richiesti al Pnrr dalle Provincie e dai Comuni per la messa in sicurezza degli edifici scolastici potrebbero non bastare se non si registrerà un vero e proprio cambio di mentalità e quella rivoluzione culturale che, purtroppo, tarda ad arrivare in Calabria.

Francesco Rizza

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