Sud e Resistenza. Spigolature storiche.




77 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza non sono bastati al Meridione italiano per impossessarsi della propria storia ed approfondire il proprio contributo alla liberazione dell'Italia dal Nazi Fascismo. Lo evidenziava, qualche lustro fa' lo storico Mario Avigliano secondo cui “di tutto quanto avvenne nel 1943 sotto la linea di Montecasino, si ricordano soltanto le quattro eroiche giornate di Napoli della fine di settembre. Eppure nel breve periodo dell’occupazione tedesca, in Campania, in Puglia, in Lucania e nell’Abbruzzo si verificarono numerosi episodi spontanei di resistenza militare e civile ai Tedeschi”. Se effettivamente il Sud italiano non ospitò l'impegno di partigiani nel proprio territorio poiché il Sud italiano fu totalmente liberato dagli Anglo Americani, non furono pochi i soldati figli dell'Italia meridionale che, dopo il 9 settembre del 1943, preferirono schierarsi per la democrazia e, quindi, contro il regime fascista. Gli ultimi anni, per fortuna, anche nel Crotonese hanno registrato l'attenzione di vari studiosi verso la 'Resistenza' nell'Italia meridionale e verso i Partigiani nati nell Crotonese. Negli scorsi anni, invece, sulle orme del partigiano Dante Castellucci conosciuto come 'Facio' di Sant’Agata dell’Esaro, è inoltre impegnato da più anni il Liceo scientifico 'Raffaele Lombardi Satriani' di Petilia Policastro con una sorta di gemellaggio fra il Crotonese e le 'Cinque Terre' liguri che ospitarono l'impegno di Facio. A coordinare il progetto Giovanni Ierardi, docente di storia e filosofia da qualche anno in pensione e ricercatore appassionato di storia locale. In Calabria, gli ultimi tempi della vera e propria Guerra civile passata alla storia col nome di 'Resistenza' registrò fatti di cronaca allora importanti ma oggi poco noti. Come ha scritto Francesco Fatica relativamente a quel fascismo che non voleva abbandonare il potere accumulato nel Ventennio "l'organizzazione clandestina in Calabria merita una particolare menzione, sia per il numero degli imputati nel processo che si tenne a Catanzaro nell'aprile 1945, che per l'importanza delle strutture finalizzate al sabotaggio ed alla guerriglia che vennero scoperte dagli inquirenti. Dalle indagini dei Carabinieri Reali vennero portati in luce quattro centri operativi clandestini: a Catanzaro, a Nicastro - Sambiase , a Crotone ed a Cosenza. Ma, come si può ben capire, fu adottata ogni tipo di precauzione per sminuire agli occhi degli inquirenti la vastità e l'efficienza dell'organizzazione che operava clandestinamente anche in molte altre zone". A Nicastro alla fine del 1943 i Carabinieri avevano registrato una serie di manifestazioni a cura di un'attività clandestina fascista che andò man mano intensificandosi fino ad arrivare ad attentati dinamitardi intimidatori contro strutture del partito comunista e abitazioni di personalità antifascisti. " Intanto - scrive Fatica - per una fortuita coincidenza, quasi contemporaneamente veniva segnalato nei pressi di Crotone un trasporto clandestino di bombe a mano che portò, dopo varie vicissitudini, al rinvenimento di un notevole deposito di armi da guerra in un casolare di proprietà del marchese Gaetano Morelli, maggiore dell'esercito in congedo. Morelli aveva sacrificato beni personali per finanziare l'organizzazione di una squadra che era ormai pronta a prendere la via della Sila per operare con sufficiente armamento, vettovaglie ed attrezzature. Tutto questo non fu ovviamente rivelato al processo ma l'entità del materiale bellico ritrovato era un indizio abbastanza eloquente. Le vettovaglie invece furono del tutto trascurate. Il tenente Pietro Capocasale era stato prima dell'arresto, un attivo coordinatore dell'organizzazione clandestina. Aveva tessuto una fitta rete di collegamenti per conto del principe Valerio Pignatelli con i gruppi citati e con molti altri rimasti clandestini, disseminati in tutta la Calabria. Gli 'Alleati' secondo un clichet ormai abitudinario, lasciarono il processo agli italiani di Badoglio. Il Tribunale Militare Territoriale della Calabria, con sede a Catanzaro, fu investito della responsabilità di istruirlo. Ma gli ufficiali del Regio Esercito non dimostrarono affatto entusiasmo e tanto meno zelo per l'incarico ricevuto, anzi adoperarono ogni possibile solerzia per limitarne la portata". Quando la sentenza arrivò, scrisse Francesco Fatica "i giudici si decisero a leggere la sentenza: 10 anni di reclusione per Pietro Capocasale, 9 anni per Gaetano Morelli, 8 anni per Luigi Filosa e per Attilio e Giuseppe Scola (di Crotone) ancora 8 anni per Antonio Colosimo, Nino Gimigliano e Aldo Paparo (di Catanzaro) nonchè Ugo Notaro (di Nicastro), 6 anni per chi fu ritenuto partecipante più attivo, mentre 4 anni per i semplici partecipanti. Infine ai minorenni 24 mesi di reclusione. Altri imputati per cui non era stato possibile raggiungere la prova di colpevolezza, vennero assolti". Fra le notizie sul contributo dato dal Crotonese alla Resistenza osserva Giuseppe Marino che "una delle prime pagine della Resistenza italiana fu scritta a Salerno nelle ore immediatamente successive allo sbarco alleato dell’8 settembre 1943 in Sicilia. Protagonisti di una serie di episodi che diedero inizio al riscatto dell’onore e della dignità degli italiani calpestati dal fascismo e dai suoi alleati germanici furono un gruppo di Carabinieri e di Partigiani che tennero scacco alla soldataglia nazista e la cacciarono dalla città. Tra i militari figura un caccurese, Umberto Iaconis, all’epoca capitano comandante di una caserma della provincia campana che in seguito raggiungerà il grado di tenente colonnello. La mattina del 10 settembre 1943 una quindicina di soldati tedeschi a bordo di un’autoblinda e armati di pistole mitragliatrici fanno irruzione nel cortile della caserma intimando ai carabinieri di consegnare le armi e di arrendersi. L’ufficiale caccurese, non solo rifiuta di farsi disarmare assieme ai suoi carabinieri tra i quali l’eroico maresciallo lucano Donato Telesca, ma li caccia dalla caserma dichiarandosi pronto a combattere. Poche ore dopo i tedeschi, ormai allo sbando, tentano di saccheggiare il Banco di Napoli nei pressi del Teatro 'Verdi' a poche centinaia di metri dal porto per impossessarsi del denaro custodito nella filiale, ma ancora una volta il capitano Iaconis e il maresciallo Telesca, coadiuvati da alcuni partigiani li attaccano ingaggiando una vera e propria battaglia che si conclude con l’ignominiosa fuga dei baldanzosi soldati germanici. Per questi meriti il capitano caccurese venne “equiparato, ai sensi del DL 93 del 6 settembre 1946, ai combattenti volontari della libertà quale comandante di una formazione partigiana dal 9/9/1943 al 26/9/1943 in Salerno”. Il tenente colonnello Iaconis era nato a Caccuri il 3 settembre 1896 da Giuseppe e da Costanza Secreto. Parte delle imprese dell’ufficiale caccurese si possono leggere su questo interessante libro di Ubaldo Baldi sulla Resistenza salernitana".

Francesco Rizza

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