Si intitoli a Pagliarelle una strada a Lea Garofalo. Lo chiede il giornalista Paolo De Chiara.




Una strada a Pagliarelle di Petilia Policastro per ricordare Lea Garofalo, paladina di giustizia uccisa a Monza nel novembre 2009 per essersi ribellata alle dure regole della 'ndrangata ed aver deciso di collaborare con gli inquirenti dopo gli omicidi del padre e del fratello Floriano all' interno della feroce faida che ha insanguinato la frazione montana di Petilia Policastro. Ad avviare una petizione sulla grande rete indirizzata al sindaco policastrese Simone Saporito il giornalista Paolo De Chiara che dal 2012, quando ha deciso di pubblicare alcune sue ricerche sull'omicidio di Lea, ne ha seguito la tormentata storia; contribuendo a darle rilevanza nazionale. Condannato all'ergastolo per il suo omicidio l'ex compagno Carlo Cosco che negli scorsi giorni ha avuto una breve licenza ed è tornato a Pagliarelle. "Chiediamo all'Amministrazione locale - si legge nella petizione - di prendere un impegno solenne e di rispettarlo. Pochi mesi mancano al prossimo 24 novembre, a 13 anni dalla morte, e sarebbe opportuno intitolare la strada dove lei abitava, insieme a sua madre. Dopo il ritorno su quel territorio dell'ergastolano Carlo Cosco (Il ritorno della bestia) è fondamentale mettere un punto fermo. Questa donna non può essere dimenticata. Nella sua cittadina una via che porta il nome di Lea Garofalo, vittima di 'ndrangheta ancora non esiste. E' arrivato il momento di agire. Nel Paese senza memoria è fondamentale ricordare le vittime innocenti della criminalità organizzata". Negli scorsi anni, si sono svolte in tutta Italia iniziative per ricordare il coraggio di Lea Garofalo, che da testimone di giustizia ha collaborato con lo Stato ed ha svelato i lati oscuri della ‘ndrangheta, che ha collaborato a distruggere il clan di Pagliarelle. La richiesta di Paolo De Chiara arriva in particolare momento per Petilia Policastro. Dopo l'interruzione causata dal covid dell'iniziativa annuale dell'iniziativa della giornata del coraggio femminile istituita dalla precedente Amministrazione comunale del sindaco Amedeo Nicolazzi nel 2014, l'iniziativa ormai storicizzata avrebbe dovuto riprendere nello scorso mese di maggio. L'impressione della popolazione cittadina è che anche su questa manifestazione che richiamava l'attenzione nazionale per un avvenimento positivo sulla città del Marchesato crotonese sia una delle conseguenze di quell'ostracismo che l'attuale Amministrazione cittadina ha voluto dedicare alla precedente Amministrazione comunale. Ma purtroppo, c'è di più. Negli scorsi mesi, infatti, la nuova Amministrazione comunale ha legittimamente deciso di costituirsi parte civile nel processo per presunti reati amministrativi "Sistema Petilia" ma con motivazioni ritenute "fragili" da una buona percentuale della popolazione non ha voluto fare altrettanto sul processo "Eleo" in via di conclusione su quella mafia che ha lungamente furodeggiato fra Petilia Policastro, Pagliarelle e Cotronei. Oltre che all'intera comunità cittadina lo stesso processo riguarda da molto vicino anche il Municipio in quanto fra i rinviati a giudizio c'è Franca Costanzo, per un periodo di tempo vice del sindaco Nicolazzi. Evidentemente, a prescindere dalla costituzione di parte civile da parte del Comune policastrese il processo andrà avanti comunque, ma a prescindere da questo segnali come questi hanno un valore altamente simbolico in un territorio come l'alto Marchesato crotonese dove il confine fra mafia e mafiosità è molte volte fragilissimo.

Francesco Rizza

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