San Nicola e la sua chiesa a Petilia Policastro.


È una delle feste dicembrine che annunciano il Natale quella in onore di San Nicola da Myra, Santo “ponte” fra Oriente ed Occidente perché amatissimo sia nel Rito Greco ed in quello Cattolico. Nativo della Turchia dove fu vescovo di una città commerciale e questo influì molto la sua venerazione nell''Occidente, nell’iconostasi del Patriarcato di Russia, la sua è la terza immagine più dipinta dopo quella di Cristo e della Madonna. In Calabria la sua venerazione raggiunge quasi quella di San Francesco di Paola e nel Marchesato crotonese è il patrono di Mesoraca e Cotronei. Il suo nome, inoltre, è quello di diverse località e del comune di San Nicola dell'Alto nell'Arberia crotonese. A Petilia Policastro, l’attuale chiesa dedicata al Santo turco fu lungamente la chiesa arcipretale e se da tempo aspetta che la Sovrintendenza termini il restauro dell'interno restituendola ai fedeli conserva al suo interno numerose opere d'arte come l'altare di San Sebastiano con un dipinto della scuola di Mattia Preti ed un dipinto della Sacra Famiglia opera del pittore policastrese Francesco Giordano che fra le altre cose dipinse varie sale del castello di Santa Severina. Ancora nel centro storico cittadino era situata, nei pressi di piazza Filottete la chiesa di rito ortodosso di San Nicola dei Greci. Nella storia della chiesa matrice interessanti due epigrafi che ne raccontano la storia.. La prima è posta su una delle colonne interne alla stessa chiesa ricorda la ristrutturazione della stessa chiesa, un tempo dedicata al Santissimo Sacramento, a cura della Arciconfraternita, racconta la sua intitolazione al Santo turco nel 1725. Eccone il testo: “Die id. m. junii dom.ca IV post pent. An.i jubiliaris 1725 il.m.s. d.m.s. Nicolaus Pisanelli archiepiscus S. Severinae hanc ecclesiam et altare sub tit. s. Nicolai consacravit et in eo oss. mm. Placide et Placidie reliq. Imclusit cuius santuarioorum consecrationis eadem dom. IV quo libet anno celebrari abb. D. Jo Paulo archiep.Grani”. L’intitolazione a san Nicola sarebbe avvenuta in un anno giubiliare essendo arcivescovo di Santa Severina mons. Pinsanelli ed arciprete della chiesa l’abate Giovanni Paolo Grano. Nell’altare furono poste alcune reliquie ossee delle sante martiri placida e Placidia e la festa dell’intitolazione venne fissata alla quarta domenica dopo la Pentecoste. La seconda epigrafe ebbe, invece, minore fortuna: fu trovata in pezzi in occasione dell’allargamento di via san Sebastiano e fu recuperata fra le altre pietre dal sottoscritto ed alcuni amici che ne abbiamo messo insieme le varie parti collocandola nei locali della "Casa della Cultura" ospitante il museo demologico "Giovanna Marino". Eccone il testo che ho trascritto: “Domus hac d. Pietri An(toni) Ferrari quamvis ecclesia attigua est ad eam ex finestrae apertione aspectum abeat et amen. Ecclesia sit immutatanon caudet et brevi apost a.d. 17472. In pratica, l’epigrafe attesta il riconoscimento del diritto per la famiglia Ferrari di affacciarsi nella chiesa attraverso una finestra, per assistere alle sacre Liturgie. Storicamente, questa famiglia originaria di Capua, a partire dal 1700 fece parte a pieno titolo nella nobiltà policastrese. Fra il 1861 ed il 1862, un altro Pietro Antonio Ferrari era capitano della milizia di soldati che lottò il brigantaggio. Il palazzo Ferrari che da circa un secolo ospita la Comunità dei Missionari Ardorini ospitò come precettore Vincenzo Padula sacerdote, letterato e risorgimentale acrese che con i propri scritti tanto lottò per l'Unità italiana pentedosene subito dopo; rendendosi conto che i Piemontesi non erano per la Calabria migliori dei Borboni.

Francesco Rizza


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