Petilia piange Mario Lechiara: fotografo "artigiano".



Ci sono alcune persone talmente radicate nell' ambiente in cui vivono che ci si immagina non debbano separarsene mai. Piazza Filottete ed il villaggio della Sacra Spina di Petilia Policastro faranno, da oggi in poi, fatica ad essere gli stessi luoghi dopo la morte di Mario Lechiara: l'ultimo fotografo "artigiano" di Petilia Policastro. In vero, che le sue condizioni di salute non fossero affatto buone lo sapevamo da alcuni giorni, ma fino alla conferma di stamane 20 aprile della sua dipartita, in molti fra coloro che ne avevamo stima, nonostante alcune incomprensioni sciocche degli ultimi tempi, non eravamo pronti alla sua scomparsa. "È l'ennesimo scherzo con cui ci prende in giro" ci siamo detti fino all'ultimo istante in cui è stato possibile. Fotografo figlio di un altro fotografo, quel "mastru Micuzzu" che era stato fra i primi ad aprire un laboratorio nel Marchesato crotonese, Mario Lechiara lascia, infatti, un vuoto incolmabile nella cittadina un tempo "capofila" dell'Entroterra crotonese. Non solo per le sue capacità artistiche, ma principalmente per il suo garbo pe quell'allegria che ne caratterizzafono fino all'ultimo il carattere. Non c'era, infatti, momento della giornata o situazione più o meno complicata o imbarazzante sulla quale, almeno di una cosa di sarebbe potuti essere sicuri : Mario Lechiara avrebbe trovato la forma di sorrideci su e di farci sorridere i suoi amici, con una delle sue uscite pregne di quella "cogliona" che caratterizza, oggi un po' meno di un tempo, la cirradina di Petilia Policastro. Dietro quest'illarità, comunque, Mario Lechiara, zio Mario Lechiara come in tanti, non solo gli effettivi nipoti avevamo il privilegio di chiamarlo, nascondeva una spiritualità profonda che lo legava in maniera intensa al Santuario della Sacra Spina (l'ultima sua proposta per lo stesso Santuario era stata alcune settimane fa una raccolta di fondi per realizzarvi una statua di San Pio da Pietralcina) ed a San Francesco da Paola: il compartono di Petilia Policastro nel cui comitato festa lavorava da tempi i memorabili. Migliaia le fotografie con cui ha documentato la quotidianità di Petilia con le quali si era fatto contagiare, con l'entusiasmo di un ragazzino lui che già era un artista ampiamente "fatto" dal passaggio dall'arte manuale a quella digitale. Vederlo smanettare davanti al proprio computer per elaborare e fare ancora più belle le proprie fotografie era una lezione di stile e di entusiasmo per i suoi amici. "Chissà Mastru Micuzzu - la sua esclamazione più frequente- con questi strumenti cosa sarebbe riuscito a fare". E di "Mastru" Micuzzu e di "Mastru Mario" come dicevamo sono tantissime le fotografie che hanno documento la storia petilina delle quali Mario non riusciva ad esserne geloso tranne che quando notava, in cui le utilizzava probabilmente indebitamente, la furbizia o la mala fede degli indebiti utilizzatori. Anche in questo caso, però, il suo nervosismo aveva il fragore e la velocità di un tuono. Dopo pochi istanti, infatti, era quasi tutto passato con quella bonomia e quell'intelligenzache caratterizzano i buoni ed i conoscitori più profondi di questo strano e, spesso, farlocco, mondo.

Francesco Rizza

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