Mario Tassone : occorre in politica il centro. Quello vero.




In questi giorni si sta intensificando un’offensiva di diverse formazione per occupare l’area del centro. Ma l’area del centro non è un fortino da espugnare,non è un terreno incolto da occupare e renderlo produttivo. Quando si parla di Centro si fa riferimento alla politica che è stata rimossa. Il Centro politico non è un dato geometrico ma significa equlibrio fra opposti interessi, privilegiare il confronto, ricercare la sintesi con scelte che corrispondano alle attese della comunità. Un Centro vero significa ripristinare le regole della politica,sommerse da tempo sotto le spesse coltre di un egocentrismo autoreferenziale , ritrovare il senso della democrazia e il valore del libero pensiero. Un centro nasce se si sanano le degenerazioni che hanno stemperato passioni, ristretto gli orizzonti ideali,compresso le volontà, rimosso l’umano orgoglio alla identità. In una parola un Centro nasce se si entra in una fase nuova dove non ci siano capi e masse da manovrare . Il Centro dei Signorotti, di vecchio e nuovo conio,che ambiscono allargarsi a spese di una nobiltà decaduta . Nessuna intenzione, quindi, a dare vita a una controrivoluzione che ripristini la democrazia sostanziale abbattuta dalla rivoluzione di alcuni procuratori negli anni ‘90 del secolo scorso. Iniziamo a prevedere le preferenze per la elezione dei deputati e senatori. I capi perderanno piano piano il proprio dominio. In queste ore si sta scrivendo una pagina indecorosa. Il Movimento 5 Stelle non vota il Decreto Legge sugli aiuti. Infatti partendo dal termovalizzatore di Roma, denuncia l’assenza da tempo di una politica energetica, le difficoltà del Parlamento ad affrontare problemi vitali come la crisi energetica e i costi delle bollette che si abbatteranno sempre di più sulle famiglie ed imprese. E ancora una denuncia perché il Parlamento non ha avuto il tempo sufficiente per esaminare il provvedimento “Aiuti”. Il finale come dicevamo il non voto al provvedimento su cui però si è votata la fiducia. Ma cosa c’entra che si è votata la fiducia. Nella cosiddetta prima repubblica ci si dimetteva senza acrobazie. Il Movimento che fino a qualche giorno or sono è stato il gruppo di maggioranza relativa alla Camera (al Senato lo è ancora),ha il presidente della Camera, il Ministro della transizione ecologica, ministero imposto da Grillo non ha il coraggio di criticare il governo. Allora la responsabilità del signor Rossi. Il solito Movimento Eversivo che ha conquistato i voti al grido di onestà onestà che oggi condanna ma si guarda bene a lasciare i posti di governo(vediamo cosa faranno al Senato). Un Movimento di lotta sempre flessibile. Ecco perché il mondo dei cristiano democratici deve scendere in campo per evitare che l’ultima occasione di dare centralità alla politica non anneghi in un mare di contraddizioni senza pudore!: Nella metà degli anni novanta dello scorso secolo, Berlusconi e anche altri, ripetevano ossessivamente che con la fine della “prima” repubblica veniva smontato il “teatrino” della politica . Il nuovo corso, si diceva, avrebbe dato vita a una stagione di stabilità, di semplificazione con la diminuzione delle formazioni politiche e dei gruppi parlamentari. Nessuno negli anni 1993/4 ha compreso che l’approdo alla “seconda” repubblica era il prodotto della rivoluzione di alcuni procuratori. Una fase di democrazia azzoppato. Il Parlamento fatto di nominati perdeva la centralità e tante energie si disperdevano. Si impose una casta che ha presunto che la propria visione coincidesse con quella dei cittadini, ridotti ad affollare le platee. Voci spente scomparsi i partiti strumenti di formazione,di elaborazione progettuali e veicoli di idee. Oggi il teatrino è divenuto un teatro stabile. Non si era mai giunti a un tale degrado. Il Movimento 5Stelle non vota un provvedimento importante alla Camera (ha votato la fiducia per rimanere nel pantano dell’equivoco) e,cadendo nel ridicolo, nelle dichiarazioni di voto il Movimento fa una critica violenta ai contenuti del provvedimento in esame e non solo. La serietà avrebbe consigliato un diverso comportamento per una formazione che sta al governo da sempre ed è stata la prima forza in Parlamento. Nelle prossime ore i pentastellati pensano di non votare la fiducia al Senato. A questo punto ci vuole un sussulto per restituire dignità al Paese. Se una forza politica si dissocia su un provvedimento importanti come e’ il DL Aiuti, il Presidente del Consiglio si dimette. La pantomima di un Movimento eversivo deve finire.. Al Presidente della Repubblica, con la saggezza e l’equilibrio ampiamente riconosciuti,spetta la decisione. Nella prima repubblica con il dissenso comunque espresso nelle sedi istituzionali e di partito, da parte di una componente anche minore la maggioranza,il Presidente del Consiglio traeva le conseguenze. Un altro mondo. Oggi la ragione è stata oscurata. Ci sono tanti che recitano e continuano a farlo con i riflettori spenti in una sala vuota!

Mario Tassone

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