Mario Draghi presidente della Repubblica? Meglio no o, forse, meglio si. Parola di Mario Tassone.




A rischio la democrazia italiana? Se ne dice persuaso Mario Tassone, democristiano di razza e già parlamentare calabrese per più legislature che Interviene con un comunicato stampa sul tema politico del giorno: l'elezione del Presidente della Repubblica. Segretario nazionale del "Nuovo Cdu", neppure questa volta le manda a dire esprimendo la paura che da tempo si porta dietro, secondo cui, fin dal 1994, è l'autarchia la malattia della politica nazionale che, passo dopo passo, sta logorando La Repubblica italiana. Pochi i suoi dubbi. Il più significativo appuntamento istituzionale - evidenzia nella propria nota - a cui il Parlamento è chiamato è rivelatore di un enorme vuoto culturale. Non c’è alcun disegno, che non è mai mancato nei delicati appuntamenti istituzionali – aggiunge – ma solo l’affastellarsi di interessi personali dei clan e di un sottobosco di personaggi in cui è difficile riscontrare tracce di umanità". Tutto ciò, a sua detta, in."un Paese in cui la politica, i partiti non ci sono più. Le rappresentanze intermedie sociali e di categorie hanno perso la vigoria della dialettica e della proposta per rifluire in un comodo sistema che non consente sommovimenti. Una democrazia sempre più appannata è stata quella vissuta in questi anni, con immensi spazi della politica lasciati incustoditi e abusivamente occupati. Non si sa chi sarà eletto alla Presidenza della Repubblica. È in campo Draghi, la cui elezione dimostrerebbe che il ruolo delle sedicenti formazioni politiche sarà stato solo un contorno folcloristico". Il problema, evidentemente, neppure per Mario Tassone, è la persona di Mario Draghi le cui capacità, particolarmente economiche, sono indiscusse, ma il fatto che la sua possibile elezione rappresenta " un passaggio obbligato in un vuoto generale di idee e di proposte. Si consuma così la capitolazione democratica e politica del Paese. Draghi fu chiamato alla Presidenza del Consiglio di fronte alle enormi difficoltà, accompagnato da mille lodi e dal frastuono di tanti peana. Un’apertura di credito enorme, un affidarsi laicamente a un capo forte con una storia forte. Dicemmo subito che l’Italia aveva un lord protettore a cui anche l’Europa si affidava. Entrava in crisi la democrazia dei leader, dei capi manipoli". Eppure neppure per l'ex Parlamentare l'eventuale elezione a presidente della Repubblica dell'ex capo della Bce non sarebbe del tutto negativa. Infatti, "con Draghi - conclude la nota - la cosiddetta ‘Seconda Repubblica’ giungerebbe alla fine del percorso. Noi crediamo ai ricorsi storici in cui una Nazione riscopra gli antichi valori ed il gusto del ritorno alla normalità. Razionalità, saggezza, equilibri e partecipazione sono gli ingredienti non virtuali ma sostanziali della democrazia".

Francesco Rizza

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