Lutto cittadino a Mesoraca ed i Pediatri calabresi si indignano per la piccola Ginevra.





In attesa di sapere quando sarà possibile celebrare a Mesoraca i funerali della piccola Ginevra, morta ad appena due anni a Roma per il covid, Annibale Parise sindaco della cittadina della Presila crotonese annuncia la proclamazione del lutto cittadino. "Il risveglio di stamattina - aveva scritto l'Amministrazione comunale mesorachese nella propria pagina social - è stato tragico e lascia un intero paese scosso e distrutto. È volata in cielo una piccola creatura di appena due anni, bella, raggiante e dal sorriso meraviglioso. Il Sindaco, la Giunta e l'intero Consiglio comunale partecipano commossi ed increduli al dolore che ha colpito la famiglia Sorresa Londino per la perdita improvvisa della cara Ginevra". Se l'intera Provincia si è stretta nel cordoglio intorno alla famiglia mesorachese e la morte della bimba ha meritato i titoloni anche sui giornali regionali, solitamente poco attenti a cosa succede in questa periferia calabrese; si registra sulla vicenda un duro comunicato stampa della sezione calabrese della Società Italiana di Pediatria. "La triste notizia della morte per Covid 19 della bambina di Mesoraca, lontano dalla sua casa e dalla sua famiglia – si legge in una nota stampa della stessa Società - riapre l’annoso problema della mancanza nella nostra regione di un piano organico per la gestione dell’emergenza urgenza in età pediatrica e, soprattutto, della mancata attivazione di una unità operativa complessa di Terapia Intensiva pediatrica regionale. E questo nonostante quanto indicato dall’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2017 e, in particolare, quanto stabilito dal Decreto Dca 89/ 2017 con cui era stata autorizzata l’attivazione nella Regione Calabria di una Unità operativa di Terapia intensiva Pediatrica ad alta specialità con quattro posti letto. I bambini calabresi - si aggiunge nella nota - che necessitano di elevata intensità di cure vengono oggi trattati impropriamente nelle Terapie intensive dell’adulto o, molto più frequentemente, trasferiti in strutture extra regionali, come, come nel caso della piccola deceduta ieri al Bambin Gesù di Roma, con tutte le problematiche assistenziali ed i gravi rischi per la salute dei bambini che un trasferimento in condizioni di emergenza comporta. Tutto questo si inserisce – si fa rilevare - nel più ampio contesto delle criticità relative all’attuale gestione delle cure pediatriche nella nostra Regione, legate soprattutto all’assoluta mancanza di un piano strategico rivolto a migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’intera rete assistenziale dedicata ai bambini calabresi". Stando così le cose, la richiesta della Società Italiana Pediatri è quella di "una riorganizzazione dell’intera rete assistenziale pediatrica regionale, compresa quella relativa all’emergenza urgenza capace di superare le carenze strutturali, tecnologiche ed organizzative attualmente esistenti, appare quindi non più rinviabile. Non solo per garantire risposte adeguate alle esigenze di salute della popolazione residente e dare ai bambini calabresi la sanità che meritano, ma anche per ridurre la migrazione sanitaria, un problema sanitario e socio- economico che in Calabria aspetta da decenni risposte adeguate". Se, effettivamente, la situazione sanitaria calabrese, anche realmente alla pediatria, è drammatica a prescindere dal covid, nel Crotonese quella del "Distretto Sila" di cui Mesoraca è il Comune capofila è più pesante di quella di altre aree calabresi. Per rendersene conto, basta pensare alla situazione del presidio sanitario mesorachese di località Campizzi. La struttura, fra gli anni '70 ed' 80 era nata per ospitare un ospedale, ma a distanza di decenni non solo non è stato aperto l'ospedale ma la Regione fa fatica da più lustri ad istituire quella "Casa della Salute" più volte promessa, nei lustri, alla popolazione dell'Alto Marchesato Crotonese.

Francesco Rizza



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