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Luoghi di fede nel Crotonese :il Santuario della Sacra Spina a Petilia Policastro.




A circa 600 metri d'altitudine, nel verde delle quercete e dei castagneti silani, il Santuario della Sacra Spina è un luogo del cuore non solo per la popolazione di Petilia Policastro, ma anche per quella delle cittadine limitrofe della Sila crotonese con numerosi devoti che la raggiungono principalmente dalla vicina Mesoraca. Fu costruito in un luogo di passaggio lungo il fiume Soleo, affluente del Tacina, e quindi in tempi remoti su una via di collegamento fra le prime montagne policastresi e la valle. Già dall'esterno, nonostante la povertà tipica degli Ordini mendicanti, la struttura dimostra tutta la sua maestosità con la torre campanaria costruita a tre strati ed una cupola ovale ed una facciata che, in occasione del Giubileo del 2000, è stata riportata all'antico splendore liberata dalla precedente scalinata che ne ostruiva la completa visitibilità. Nello stesso Santuario, attualmente curato dalla Comunità mariana delle Cinque Pietre il prossimo 10 marzo si svolgerà il Calvario del secondo venerdì di marzo, mentre nel mese di agosto dovrebbero essere celebrati i 500 anni della presenza della Sacra Spina.

Di estremo fascino il portale principale con il quale si accede direttamente nella chiesa realizzato in pietra locale a tutto sesto affiancato da semi colonne laterali terminati in capitelli di stile corinzio. Ad arricchire l'architrave datato 1699 alcuni girari ed angeli mentre nelle semicolonne sono scolpiti a rilievo alcuni puttini. L'interno è ad unica navata ed arricchito di numerose opere d'arte nonostante si aspetti da oltre 20 anni la ricollocazione al proprio posto della volta lignea affrescata da Cristoforo Santanna da tempo restaurata dalla Sovrintendenza delle Belle Arti. "L'interno - scrive la storica dell'arte Anna Russano Cotrone - si presenta ad aula con ai lati arconi e nicchie. Ai lati cornici esagonali a muro con decorazioni a cartigli e girali. Lesene a rilievo appena accennato, terminati con capitelli e testine di angeli, scandiscono le pareti in moduli spaziati regolari. Sugli archi, al centro, vi sono teste in conchiglie e volute in rilievo di stucco. Nel primo arco a sinistra vi è ciò che è rimasto di un arco più piccolo in pietra a vista con colonne scanalate e capitello con volute joniche ed un frammento di arco con il resto di un pilastro a muro in conci regolari. L'ultimo restauro, a cura della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Cosenza, ha voluto giustamente dare rilievo a reliquie dell'antica struttura muraria, molto diversa anche nell'orientamento di questa bella chiesa".

L'unica navata culmina nell'altare maggiore in marmi policromi con paliotto a rilievo in marmo bianco in cui sono raffigurati l'Ostia venerata dagli angeli. Lo stesso altare in marmi policromi ed in stile barocco è stato eretto nel 1764 a devozione del ministro provinciale pro tempore padre Giuseppe Amiliarina. Dietro l'altare maggiore, ecco una delle maggiori opere d'arte della chiesa: un tabernacolo in legno dorato a baldacchino con nicchia di fondo intorno alla quale sono state posti i busti dei dodici Apostoli che, per la loro conformazione, dovettero contenere alcune Reliquie. Lo stesso tabernacolo in cui è conservata abitualmente la Sacra Spina, è stato realizzato al tempo del rettorato di padre Antonio Mannarino. Così lo descrive, nell'opera citata Anna Russano Cotrone la stessa opera: "due rampe di scale danno accesso ad una ricca custodia in legno dotato, con testine a tutto tondo in nicchie a conchiglia. Un decoro di girali a rilievo percorre ambedue le fasce della balaustra. Il baldacchino in alto ha nella parte inferiore una gloria di angeli con Dio Padre dipinta su tavola, di mano molto felice sia nel disegno che nei colori. Una tenda di broccato nasconde parzialmente alla vista la nicchia contenente la custodia. La qualità dell'intaglio è simile agli arredi lignei della Congrega del Rosario di Caccuri, quasi certamente di maestranze locali".

Ai lati dell'altare maggiore si ammirano due bei angeli in marmo a tutto tondo che reggono delle torce. Datate nel tardo seicento, si tratta di due belle sculture che potrebbero essere parti del precedente altare. È, invece, di scuola gaginesca la bella statua della Madonna con Bambinello che la Cotrone così descrive: "Bel gruppo gaginesco giunto a Petilia sicuramente sulla scia fra la bottega siciliana e l'Ordine francescano. La Madonna trattiene con una mano un lembo del mantello mentre con l'altra regge il Bambino che è quasi un fanciullo per caratteristiche anatomiche e per evidente citazione da Michelangelo. Le tracce di doratura sono più evidenti nelle parti laterali non a vista. In questa ed in altre sculture gaginesche del luogo si è cercato di asportare le decorazioni a foglia d'oro e pigmento colorato perché credute più tarde ed improprie. Erano, invece, il segno particolare di Antonello e della sua bottega. Sul basamento ortogonale la scritta: Santa Maria della Gratia 1554. La nicchia è incorniciata in marmi policromi a girari e a conchiglia. Di stile tardo barocco e coeva all'altare".

Aspetta di essere ricollocato al proprio posto, dopo poco più di un ventennio dal certosino restauro a cura della Sovrintendenza alle Belle Arti di Cosenza, il preziosissimo tavolato ligneo dipinto dal celebre pittore Cristoforo Santanna. "Nel XVIII secolo, la chiesa a seguito della venerazione della Sacra Spina - scrisse Franco Filottete Rizza - sotto il priorato di padre Giuseppe Spinelli dell'Ordine dei Frati francescani dell'Osservanza, venne restaurata, ampliata ed abbellita, avvalendosi dell'opera di rinomati pittori, decoratori ed artisti del legno. Dell'opera di rifacimento, completata nel 1781, il soffitto desta stupenda ammirazione per la freschezza delle tinte e per la gentilezza dei tratti (...). L'artistico soffitto in tavole piane, affrescato nel 1772 da un'estremità all'altra, dal pittore Cristoforo Santanna, a spese del Governo borbonico. L'insigne maestro calabrese di Rende per la sua notorietà era stato accreditato alla Corte regnante di Napoli. La tematica pittorica dominante nell'affresco è quella biblica della provvidenza e dell'intervento di Dio, che si manifesta attraverso la fede e la femminilità di eroiche donne per salvare il suo popolo dagli attacchi nemici lungo il cammino della storia. Da destra a sinistra, su quattro medaglioni laterali, tra decorazioni e freggi di stile di tardo barocco, risultano con evidenza artistica l'effigie di Ester, la giovane fiudaica che alla Corte di Persia ottenne dal marito, affascinato dalla sua bellezza, la revoca del decreto di sterminio di tutti i Giudei presenti nel Regno di Aussero; Giuditta, la figlia di Manesse, che mostra con fierezza ai Betulesi la testa da lei recisa di Oloferne, il comandante supremo dell'esercito assiro, che aveva assediato la città; segue Debora, la profetessa giudice di Israele che, sotto la tradizionale palma delle montagne di Efraim, detta sentenze giudiziarie agli Israeliti. A lei si deve anche l'iniziativa dell'attacco contro il temuto Sisira, capo dell'esercito di Iabin; Giaele, la moglie di Eber, che conficca a colpi di martello un piolo di legno nella tempia di Sisara, rifuggistosi sotto la sua tenda per sfuggire all'inseguimento di Barak e dei suoi sul monte Tabor. Sono quattro bellissime donne legate ad altrettanti episodi tratti fedelmente dalle cronache dell'antico Testamento e riportati magistralmente sul tavolato con realismo e senso artistico dal pennello del grande Maestro del Settecento. Al centro, coronata da una coreografia di santi ed angeli, primeggia nel suo splendore la Vergine nella sua gloriosa ascesa al cielo (...). Altri due medaglioni, sovrastanti l'antica cappella della Sacra Spina, al di là dell'arco trionfale di pietra e la cantoria all'ingresso completano gli affreschi del soffitto. Su di essi sono rispettivamente raffigurati Giovanna Valois regina di Francia, che consegna al suo confessore padre Dionisio Sacco l'artistico cannelino d'oro contenente una Sacra Spina della corona di Cristo e San Francesco d'Assisi, accompagnato nell'estasi della preghiera da un Angelo con violino, da cui sembrano scaturire note celesti. Al Santanna, oltre alle otto grandi tele della via Crucis, poste lungo le due pareti laterali della chiesa, la credenza popolare ed alcuni cronisti attribuiscono anche il grande pannello a riquadro su cui sono descritti pittoricamente i quattro fondamentali momenti storici della Sacra Spina: 1, Francia 1498: dono della Reliquia dalla regina Giovanna De Valois a padre Sacco. 2, Petilia, 22 agosto 1523 arrivo e consegna della Reliquia a fra' Nicola Mauro guardiano del locale convento francescano da parte di padre Ludovico Albo. 3 chiesa convrntuale, 20 agosto 1573, la Sacra Spina è sottoposta alla prova del fuoco dall'arcovescovo di Santa Severina mons. Francesco Antonio Santoro. 4 uscita illesa dal fuoco, la Spina è decretata al pubblico culto nel sinodo del. 20 dicembre 1573. A quadri alterni sono raffigurate anche scene della passione di Gesù Cristo (flaggellazione, incoronazione, carico della croce e deposizione ". Altri dipinti che, dopo la ricollocazione, arricchiranno la chiesa convrntuale raffigurano la resurrezione attribuita alla scuola di Mattia Preti, Sant'Anna attribuita a Guido Reni e l'Immacolata del policastrese Francesco Giordano.

Francesco Rizza

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