La scuola nel pensiero di Aldo Moro.



Da "Europa Popolare"

Quando si rinnova il ricordo di un personaggio importante nella storia della Nazione non importa la data in cui si scrive di lui. Questo in special modo quando si tratta di uno statista come Aldo Moro, del quale ricorre il centenario della sua nascita, ma si è ricordato, il nove maggio, anche la sua triste e violenta morte. Moro è ricordato per la sua bontà, integrità morale e la sua lungimiranza politica che lo pongono oltre i limiti dello spazio e del tempo storico Proprio per tale motivo, Aldo Moro fu lungimirante anche nella scuola, intesa come luogo deputato alla formazione del cittadino, del giovane che nel futuro diventerà quella “classe dirigente” che il nostro Movimento spesso richiama nelle Assemblee che celebra al suo interno. La traccia indelebile che egli ha lasciato è legata al lontano 1958 quando introdusse nella scuola statale l’ora di Educazione civica negli anni in cui fu ministro della pubblica istruzione dal 1957 al 1959. La sua idea di scuola era improntata allo sviluppo di una formazione scolastica che facesse crescere persone capaci di umanità e responsabilità sociale, consapevoli del valore della democrazia e della libertà, conquistate col sangue e il sacrificio nel decennio precedente, perciò uomini del domani, che sapessero muoversi nella storia come attori principali, evolvendosi nei valori autentici della libertà e della giustizia, capaci di avere il senso critico per raggiungere la conoscenza di ciò che è vero, bello, buono. La necessità, dunque, di far crescere un cittadino nuovo, capace di dialogare, affinchè fosse compreso il senso dei valori dello Stato democratico e plurale, per instaurare quella pace sociale che due decenni di dittatura e cinque anni di guerra avevano cancellato. Per questi motivi, dunque, il pensiero di Aldo Moro, non va studiato e conservato solo dal punto di vista ideologico-politico, ma fondamentalmente anche pedagogico, in quanto ci spinge verso alcuni interrogativi le cui risposte non sono legate a una concezione del dovere, vincolato all’unanimismo dell’ agire cui il vecchio regime aveva soggiogato il popolo; ogni persona legata al proprio destino nel momento in cui apprende i valori profondi dell’essere, distinti da quelli dell’avere e del potere. Solo così si realizza quella giustizia sociale che regola i rapporti dell’uomo con l’altro uomo e dell’uomo con le istituzioni. L’idea che sta alla base di una Nazione è quella che tutto il popolo appartiene a una tradizione, una terra, un ambiente civile, a valori, ideali e modelli di comportamento solidali, riconosciuti come normativi e fondamentali per l’uomo; ecco perché il cattolico Moro, legato alla conservazione dei valori tradizionali, diventa il testimone vivente di una dimensione progressista e innovativa della politica e dell’educazione. Moro non avrebbe mai accettato quanto si sta prospettando oggi nella scuola, cioè che l’ educazione civica (oggi denominata Costituzione e Cittadinanza) sia ridotta ad esibizione di comportamenti legati ad ideologie che nulla hanno a che fare con la formazione e l’istruzione. L’obiettivo di Moro, che oggi torna pressante riscoprire, è quello di generare un cittadino capace di parlare e saper ascoltare, valutare e interpretare, distinguere e unire; solo così è possibile uscire dall’imperante soggettivismo, per costruire la struttura portante della nostra vita sociale. Il nostro tempo necessita di cittadini capaci di comunicare responsabilmente, di sottrarsi alla solitaria condizione di semplice spettatore di messaggi politici, non sempre decifrabili nei loro codici criptici e oscuri.


Alberto Fico

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