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Inchiesta "Golgota", richieste 49 condanne.




Se la 'ndrangata crotonese è una delle "eccellenze' dello stesso territorio, esportando i propri loschi affari anche nel Settentrione italiano, Lombardia e Piemonte compresi, continua senza sosta producendo risultati degni di rispetto il lavoro investigativo della Dda di Catanzaro, diretta dal procuratore Nicola Gratteri. Era lo scorso 27 luglio quando l'inchiesta "Golgota" venivano chiuse le indagini, rinviando a giudizio 56 indagati. Nel precedente mese di febbraio, la Direzione distrettuale anti mafia aveva sferrato, con la stessa indagine, un duro colpo a quella che era stata definita "l'ala militare" della cosca Nicoscia di Isola Capo Rizzuto infliggendo 36 misure cautelari ad altrettante persone cui si contestano i reati di associazione mafiosa, estorsioni, porto e detenzione illegale di armi e munizioni oltre all’associazione finalizzata al traffico di droga. Al termine della requisitoria del procedimento, il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Paolo Sirleo, ha chiesto 49 condanne, dai 20 ai 4 anni di reclusione due assoluzioni per lo stesso procedimento giudiziario. Anche se a vario titolo, le accuse erano per tutti gli indagati quelle di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi e munizioni nonché associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Nelle indagini condotte dalla Polizia, oltre agli affiliati alla cosca isolana di 'ndrangata Arena Nicoscia anche alcuni esponenti della famiglia cutrese dei , appartenenti al ceppo dei cosiddetti “pecorari” attivi, in particolare, nel territorio di San Leonardo di Cutro. Unificando i risultati di due diversi filoni di indagine è stato possibile far luce su un ampio scenario criminale che aveva imposto la propria supremazia su un'ampia porzione della provincia di Crotone.

Francesco Rizza


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