Inchiesta "Farmabusiness", assolto Domenico Tallini.




Verso l'epilogo, ma con qualche novità importante rispetto alle indagini, il. Processo sorto dall’inchiesta denominata ‘Farmabusiness’ messa in campo per evidenziare i rapporti fra la politica regionale e la cosca crotonese dei Grande Aracri. È stato assolto perché "il fatto non sussiste” dal giudice dell'udienza preliminare di Catanzaro Domenico Tallini, ex presidente del Consiglio regionale della Calabria, esponente di Forza Italia, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e di voto di scambio. A Detta della Dda, nel 2014, Tallini si era impegnato per favorire la nascita dapprima del Consorzio "FarmaItalia" facendogli ottenere l’autorizzazione dalla regione Calabria a svolgere l’attività di grossista di medicinali, quindi la lnascita della società Farmaeko specializzata nella commercializzazione di farmaci da banco nella quale era stato assunto il figlio Giuseppe, giovane commercialista catanzarese. Tali attività imprenditoriali avrebbero consentito alla cosca cutrese il riciclaggio dei soldi sporchi. La controparte i voti che i Grande Aracri avrebbero garantito al politico catanzarese. Il tramite tra il politico e l’organizzazione criminale sarebbe stato Domenico Scozzafava, 40enne catanzarese molto vicino alla cosca dei Gaglianesi, testa di ponte della cosca Grande Aracri nella limitrofa provincia, accusato, tra l’altro, di avere fornito un importante contributo “occupandosi degli interessi economici del sodalizio, con riguardo agli investimenti dei proventi dall’attività della consorteria, la cura delle operazioni imprenditoriali, anche sofisticate, partecipando alla riunione, con altri esponenti di vertice del sodalizio, in cui se ne stabilivano le strategie”. Un ruolo preminente per la buona riuscita dell’affare lo avrebbe svolto, quindi, l’avvocato Domenico Grande Aracri, fratello del boss Nicolino, al quale la famiglia avrebbe assegnato il compito di “sovrintendere alle operazioni societarie, stabilendo gli introiti e le quote occulte da destinare alla bacinella della locale di Cutro quale reimpiego dei fondi illeciti investiti”. L’avvocato, accusato di attribuzione fittizia di beni e valori aggravata dalle modalità mafiose, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione. Alla moglie del boss, Giuseppina Mauto il gup ha inflitto 14 anni; al nipote Salvatore Grande Aracri (di 43 anni) 11 anni e 4 mesi; ad un altro nipote omonimo 10 anni e 8 mesi; alla figlia del copocosca, Elisabetta Grande Aracri, 10 anni e 8 mesi.

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