In scena, a Palermo, una rappresentazione teatrale su Renato Cortese.

Su alcune storie occorre tenere accesa l'attenzione della popolazione e delle Istituzioni. Particolarmente quando in ballo c'è l'onorabilità di uomini di Stato che oltre al loro lavoro darebbero la vita per l'Italia. S'intitola "Un cortese silenzio. Storia di un uomo delle istituzioni” il lavoro teatrale con cui il regista ed attore Vincenzo Parrotta ha raccontato al Teatro Massimo di Palermo la vicenda professionale di Renato Cortese, investigatore della Polizia e da ultimo Questore di Palermo, dipanandosi dai successi investigativi relativi alla cattura di pericolosi latitanti mafiosi come il capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano fino alle indagini su un noto latitante kazako. Quest’ultima vicenda, terminata con l’espulsione della moglie e della figlia del ricercato, è sfociata nell’apertura di un procedimento penale attualmente pendente presso la Corte di Appello di Perugia.



La condanna chiesta per Cortese fu di 5 anni e corale, fin dal primo giorno la solidarietà verso il Questore della Calabria e Santa Severina dove lo stesso servitore dello Stato è nato e vissuto per lunghi anni. "Santa Severina è con Renato Cortese - dichiarò nell'immediatezza della condanna il sindaco santaseverinese Lucio Giordano -. Renato è stato ed è un uomo dello Stato, ha rappresentato lo Stato quando altri non lo potevano rappresentare. Ha rappresentato la speranza di una città che era in ginocchio. E' una delle figure più nitide della nostra Repubblica".

Francesco Rizza

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