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Il Marchesato crotonese e le sue fiere. A Mulerà, Santa Severina e Crotone.





Se un tempo erano numerose le fiere che si svolgevano nel territorio crotonese, ai nostri giorni le più importanti sono quella di Crotone che si svolge in occasione della festa di Capo Colonna e quella dell' Ecce Homo di Mesoraca nel mese di maggio e, nel territorio di Roccabernarda quella detta di “Mulerà”nel mese di settembre. Per quanto riguarda la fiera della Madonna di Capo Colonna, la sua origine è abbastanza antica. Fra i primi documenti storici ritrovati nell' “Archivio Crotonese” da Andrea Pesavento al tempo del passaggio dalla dominazione angioina a quella aragonese si attesta che l'8 dicembre 1444 Alfonso d'Aragona riconobbe i diritti della fiera crotonese fuori le mura, nei pressi del convento dei Minimi “Gesù e Maria” Da parte sua Alberto Fico osserva come nella stessa Fiera di Mulerà un ruolo alquanto importante era giocato dai macellai di Policastro fra i migliori, almeno nel Crotonese, nell’allevamento del “suino nero” e nella lavorazione della sua carne. All'inizio del Cinquecento, aggiunge Pesavento, "documenti contabili attestano che la fiera si svolgeva la prima domenica di maggio e l'imperatore Carlo V concesse che si potesse “con le franchezze delle regie Dohane et altri diritti non solo per li cittadini d'essa festa che tengono per sempre et in ogni luoco del regno franchezza per altro privilegio particolare ma per tutti li forastieri che in detta feria comprano et vendono”. A Mesoraca, nella Presila crotonese, la fiera si svolge in occasione della festa dell' Ecce Homo la quarta domenica del mese di maggio. Istituita con un pubblico documento stilato dal notaio Carlo Fiorini nel 1687, la festa preceduta da un solenne novenario. Il venerdì precedente comincia una fiera che s'intensifica sempre più fino a domenica. In occasione di questa festività al Santuario giungono fedeli anche fedeli di San Giovanni in Fiore, Caccuri, Santa Severina, Cotronei, Rocca Bernarda, Cutro, Petilia Policastro, Cropani, Petronà e Sersale. Molti in devozione raggiungono il luogo a piedi camminando tutta la notte. Per questo in passato la sera del sabato precedente la festa si lasciava la chiesa aperta ai molti devoti che pregavano e riposavano. Come ricorda ancora lo storico Pesavento, la fiera settembrina di Roccabernarda è collegata alla chiesa che esisteva in contrada Mulerà. La stessa nel XVII secolo era posseduta dal Capitolo metropolitano di Santa Severina ed il 15 giugno 1610 fu visitata dall'arcidiacono e vicario di quella chiesa, Prospero Leone che annotò “che mancava di ornamenti e l'altare era spoglio. Allora aveva l'immagine della Natività della Beata Vergine dipinta su tela e decentemente conservata. Da alcuni documenti, riferiti al regno di Alfonso d'Aragona – aggiunge – sappiamo che spettava al re nominare il maestro della fiera, il quale prendeva in consegna lo stendardo reale che inalberava e custodiva per tutto il tempo della fiera. Per tutta la durata del mercato egli godeva di privilegi, entrate ed immunità, amministrava la giurisdizione civile, criminale e mista, senza il suo permesso non si poteva né vendere, né portare armi di qualsiasi tipo, manteneva l'ordine e vigilava sui prezzi, sulle frodi e sul contrabbando. Durante il periodo aragonese e nei primi decenni del Viceregno – aggiunge lo storico – è documentata l'importanza della fiera non solo per tutti gli abitanti del “Marchesato” ma anche per quelli dei casali silani". " L'otto settembre 1480 - racconta ancora Pesavento - il regio mastro della fiera di Mulerà, Luca de Modio, faceva delle concessioni agli abitanti dei casali di Cosenza, che partecipavano al mercato e alla fiera di Mulerà, esentandoli da alcuni pagamenti. Circa cinquant'anni dopo, il 7 dicembre 1528, Il mastro giurato ed il sindaco di Scigliano, presentando tale privilegio, chiederanno che sia osservato”. Altra fiera storica è quella che, ancora oggi si svolge a Santa Severina. Andrea Pesavento, osservando come il primo documento della fiera di Santa Severina sia un documento con cui, “Il 20 novembre 1444 il re Alfonso d'Aragona al momento della resa della città, che aveva seguito la ribellione del marchese di Crotone Antonio Centelles, concedeva agli uomini e alla città di Santa Severina di godere la condizione demaniale ed accoglieva alcune richieste, tra le quali la concessione di poter fare ogni anno mercato franco continuo per otto giorni e che ogni utile proveniente da tale fiera andasse in beneficio del mastro giurato della città. Con l'arrivo degli Spagnoli re Ferdinando il Cattolico concesse nel 1507 che, nella festa della Dedicazione della chiesa metropolitana, “die Dominica in fra octavam Ascensionis”,in occasione del mercato, per privilegio del re si scegliesse dall'arcivescovo l'addetto all'ufficio tra i canonici del capitolo, o altro del clero, chiamato volgarmente mastro della fiera, con ampia potestà dall'inizio per tutta l'ottava di esercitare in maniera completa come ogni magistrato secolare la giurisdizione civile, criminale e mista, con mero e misto imperio e potestate gladii in tutta la città e suo distretto e di amministrare tutto ciò che riguardava l'annona e la grascia. Così a Santa Severina si ebbero nel mese di maggio due fiere della durata di otto giorni.. Una detta di S. Giovanni Minagò o “degli Agli” pe l'altra di Santa Anastasia. La prima si svolgeva la terza domenica di maggio, l'altra variava a seconda di come cadeva la festa dell'ascensore. Poiché in alcuni anni le due fiere potevano combaciare, essendo l'Ascensione festa mobile, che può variare dal 30 aprile al 3 giugno”.

Francesco Rizza




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