Goletta Verde ha analizzato i laghi silani. A rischio l' inquinamento dell'Arvo.




Parzialmente positivi i risultati di "Goletta dei Laghi 2022", che a cura della "Legambiente" ha fatto tappa in Calabria con i risultati delle analisi microbiologiche eseguite sui bacini lacustri silani. Dai dati resi pubblici è risultato fortemente inquinato è risultato il punto campionato nel Lago Arvo, mentre sono apparsi nei limiti di legge i due punti campionati, nei laghi Cecita e Ampollino. Pure per il 2022," Legambiente" ha elaborato uno speciale dossier di approfondimento sui laghi silani: un documento dettagliato con focus sulla storia e sulle caratteristiche degli ecosistemi lacustri della Sila, sulla depurazione nelle località turistiche del territorio e sui monitoraggi effettuati da Goletta dei Laghi nell’ultimo triennio nei bacini lacustri silani, includendo anche dieci proposte per una loro adeguata valorizzazione. "Da tempo suggeriamo al Parco nazionale della Sila di avere una visione per gli ecosistemi lacustri che caratterizzano l’articolato paesaggio dell’area protetta e necessitano di un piano di gestione ad hoc. Gli esisti positivi della fruizione dei laghi silani dipendono da quanto sono approfonditi gli studi sulla biodiversità e il monitoraggio degli impatti antropici, ma soprattutto da come vengono gestite le attività produttive: agricole, allevamento, energia – dichiara Antonio Nicoletti, presidente del circolo Legambiente Sila -. I laghi silani sono bacini artificiali realizzati per la produzione di energia elettrica, caratteristica che, al momento, ha imposto a queste rinomate località turistiche (per scelta unilaterale delle società idroelettriche concessionarie) il divieto di balneazione. La balneabilità, tuttavia, garantirebbe il monitoraggio continuo della qualità delle acque e una maggiore prevenzione di forme di degrado degli ecosistemi lacustri che, è bene ricordarlo, sono parte integrante del Parco nazionale della Sila e di aree natura 2000. Al contempo, la gestione per usi irrigui delle risorse idriche deve essere in linea con le necessità di un settore agricolo che deve rispettare gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile al 2030. Migliorare l’impatto delle attività, con un maggiore apporto dell’agricoltura di precisione, in parte già operante in Sila, la riduzione di pesticidi e fitofarmaci per la produzione di punta e delle emissioni di CO2 degli allevamenti è un’operazione che si deve fare, soprattutto nelle zone vulnerabili ai nitrati di cui non si hanno dati scientifici ufficiali". Da parte sua, Anna Parretta, presidente regionale dell'associazione ambientale osserva come "i laghi dell’Altopiano della Sila, creati artificialmente da inizio ‘900, sono i più grandi bacini idrici della Calabria, un complesso ecosistema lacustre pienamente integrato nella natura in cui devono convivere diverse esigenze: dalla tutela della biodiversità alla fruizione turistica all’utilizzo per scopi agro-industriali delle acque – dichiara Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria -. Quest’anno abbiamo scelto di calibrare i nostri monitoraggi, che hanno rivelato persistenti criticità nei sistemi depurativi, non solo sui classici parametri di tipo microbiologico, ma anche sulle analisi dei carichi di azoto e fosforo per rammentare che la gestione per usi irrigui delle risorse idriche deve rispettare gli obiettivi al 2030 sul clima, sulla produzione sostenibile di cibo e sulla tutela della biodiversità. Siamo preoccupati dai valori di fosfati, nitrati e altri composti azotati che abbiamo rintracciato, la cui presenza indica che l’incidenza delle attività agricole e degli allevamenti può e deve essere migliorata".

Francesco Rizza

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