Gal Kroton al lavoro per l'igp della castagna crotonese.



È in organizzazione un incontro pubblico per avviare ufficialmente l'istituzione del marchio d'indicazione geografica protetta (Igp) della castagna crotonese. E' questo il frutto di un incontro che si è svolto nella Torre aragonese di Torre Melissa, sede del Gal Kroton. All'incontro hanno partecipato i rappresentanti del Gal Kroton, Natale Carvello, Santino Scalise e Martino Barretta; l'agronomo Antonio Ferrazzo, i sindaci di Mesoraca, Annibale Parise con l’assessore Francesca Lavorato, e di Verzino Pino Cozza; l’assessore cotronellaro Antonio Bevilacqua ed il sindaco di Petilia Policastro Simone Saporito; questi ultimi due presenti soltanto telefonicamente. Fino agli anni Settanta del Novecento la raccolta delle castagne oltre che un aspetto dell'economia dell'alto Crotonese, rappresentava un momento dalla valenza antropologica per la Sila crotonese. Di solito, nella raccolta delle castagne erano impegnate le donne, mentre gli uomini erano impegnati nella successiva lavorazione del frutto, attraverso l’affumicatura, il metodo più diffuso per la conservazione delle castagne. Quando il percorso fra i castagneti ed il centro abitato non era molto lungo, le donne lo raggiungevano quotidianamente, portando sul capo una sporta in vimini in cui, oltre agli alimenti per la giornata, portavano i neonati che non potevano essere lasciati in casa. La partenza verso i castagneti avveniva quando era ancora notte ed il rientro a casa avveniva a sera inoltrata. Quando i castagneti presso i quali occorreva lavorare erano più distanti dal centro abitato, le raccoglitrici risiedevano per più settimane, circa un mese, presso le Caseddre: abitazioni rurali che nei boschi silani non erano delle semplici abitazioni ma anche i luoghi dove le castagne, appena raccolte, venivano lavorate. Una delle figure maschili della lavorazione delle castagne era quella de 'u Pastiddraru. Il suo compito era quello di realizzare nella sala a pianterreno della Caseddra ' u cannizzu che era uno strato di canne legate fra di loro su cui venivano poste le castagne migliori.







Successivamente, attraverso alcune corde, 'u cannizzu veniva sollevato da terra attraverso delle corde e sotto vi veniva acceso il fuoco che, col proprio calore ed il proprio fumo, consentiva la veloce essiccazione delle castagne. Quando queste avevano raggiunto una essiccazione perfetta, per liberarle dalla buccia avveniva la cosiddetta zuoccolatura. Le castagne venivano poste in alcuni sacchi di juta che venivano battuti con appositi pali. Si ottenevano così i pastiddri. Le castagne che non avevano ottenuto una cottura completa erano chiamati tennaruni. L'ottenimento del marchio d'indicazione geografica protetta, a detta di un comunicato stampa rappresenta una vera e propria svolta per il comparto che parte dal presupposto "che la castanicoltura nel crotonese riveste una rilevanza economica e sociale notevole nelle aree collinari e montane, dove svolge un ruolo fondamentale, oltre che per la produzione dei frutti e del legno, anche per il presidio del territorio e per la salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico anche se sta soffrendo molto per i gravi danni fitosanitari ed economici causati soprattutto dal cinipide galligeno del castagno" informa una nota diramata al termine dell'incontro". Collegata a ciò, continua la nota stampa "l’esigenza di avviare e promuovere un percorso partecipato per la costituzione di una filiera della castagna al fine di mettere insieme il comparto castanicolo e avviare attività di valorizzazione, di promozione e di comunicazione del prodotto sui mercati nazionali ed internazionali, cercando anche di mettere in campo progetti che prevedano interventi di manutenzione, di ingegneria naturalistica, implementazione di tecniche di agricoltura di precisione, sistemi di irrigazione, attività di formazione e ricerca".

Francesco Rizza


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