Don Carlo De Cardona, il prete dei contadini,sbarca a Vibo grazie all'editoriale "Progetto 2ooo".


Appuntamento sul cattolicesimo sociale, oggi 23 marzo, all'interno della rassegna letteraria “Un libro al mese. Visti da Vicino” che fino al prossimo giugno animerà culturalmente Vibo Valentia "Capitale del Libro". Alle 18,00, nella sala di palazzo Gagliardi, sarà presentata una trilogia di volumi, raccolta di saggi, a cura di Demetrio Guzzardi, editore di "Progetto 2000" intitolata “Studi e ricerche su don Carlo De Cardona”. La trilogia come la manifestazione di stasera è un omaggio al sacerdote pioniere in Calabria dell’apostolato sociale dei contadini e artigiani calabresi, fu anticipatore del Concilio Vaticano II e promotore delle Casse di Mutuo Soccorso e delle Casse Rurali. A 150 anni dalla sua nascita Demetrio Guzzardi e don Filippo Ramondino, presidente della Fondazione OPE. RE. M., descriveranno la figura e l’operai di don Carlo De Cardona. A moderare e concludere la serata Concetta Silvia Patrizia Marzano, presidente dell’associazione organizzatrice "L’Isola che non c’è". Nato a Morano Calabro il 4 maggio 1871, don Carlo De Cardona focalizzò la propria missione in favore delle genti delle campagne cosentine con un impegno religioso e politico nello stesso tempo. Si era laureato in Filosofia e Teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, dove era entrato in contatto col movimento democratico cristiano di Romolo Murri. Ordinato sacerdote il 7 luglio 1895, fu nominato segretario particolare del vescovo cosentino mons. Camillo Sorgente. Nel 1899 diventa direttore del settimanale “La Voce Cattolica” che aveva fondato nell’anno precedente.






E’, invece, del 1901 la fondazione della “Lega del Lavoro” che, aderendo all’Opera dei Congressi, voleva rappresentare la voce della Chiesa in quel mondo del lavoro che già a quei tempi vedeva sorgere in Calabria le prime leghe socialiste. Figlie della “Lega del Lavoro” furono quelle “Casse Rurali” che, partendo da Cosenza, rappresentarono un’innovativa novità nella Calabria del tempo. La Lega, scrive Emanuela Castellucci nel proprio “Dizionario Biografico degli Italiani” edito dalla Treccani nel 1987” era composta da gruppi professionali e univa, in sezioni distinte, operai e contadini, con l'esclusione di possidenti e borghesi: era inoltre articolata in sezioni locali, dipendenti da un consiglio centrale. La lega si proponeva l'istruzione degli operai, il miglioramento delle condizioni morali, economiche ed igieniche del lavoro, l'incentivazione della cooperazione ed il collocamento dei disoccupati”. Guardando agli stessi contadini e partendo dalle idealità della “Rerum Novarum” di Leone XIII, don Carlo De Cardona riuscì ad essere percussore del Concilio Vaticano II; con degli scritti molto vicini alle idealità della “Gaudium et Spes” ed al pensiero di Giovanni XXIII e Paolo VI. “Il Cristianesimo – osserva, infatti, il sacerdote cosentino - è stato fatto dal suo divino Istitutore, per salvare l’uomo soprannaturalmente: l’uomo intero con la sua intelligenza, col suo sentimento, coi suoi bisogni, col suo provvidenziale istinto alla socialità, al progresso. Di modo che è semplicemente un assurdo oltre che un’eresia il concepire un Cristianesimo non informatore di tutto l’uomo e della sua civiltà, ma di una parte soltanto, di quella che forse che desse meno fastidio. Furono questi i presupposti di un impegno sociale e politico che, fra l’altro, vide lo stesso Sacerdote consigliere comunale e provinciale nel Partito cattolico ed assessore comunale alle finanze. “Nell'azione sociale del De Cardona la “Rerum Novarum” – continua la Catalucci - rappresentò il punto di partenza per un radicale rinnovamento della Chiesa, attraverso l'alleanza con le masse popolari. Per lui democrazia cristiana non era solo un movimento di idee e di fatti nel campo economico, ma un radicale rinnovamento nelle coscienze, nella economia, nella civiltà, secondo lo spirito cristiano”. “Nel 1906 promosse il primo congresso provinciale operaio, che si tenne a Cosenza nel marzo; il congresso si proponeva di dare all'organizzazione una precisa base economica, costituendo una Cooperativa in ogni Lega. Fu in questa occasione ribadito il concetto fondamentale che tutte le leghe dovessero essere composte di soli lavoratori, principio che il De Cardona difendeva anche l'anno seguente, al congresso dei giovani cattolici a Benevento”. Se con l’enciclica “Pieni L’animo” pubblicata nel 1906 da Pio X, la Lega democratica fu condannata ed il Sacerdote cosentino dovette abbandonare l’insegnamento di filosofia nel seminario, i problemi aumentarono con la salita al potere del fascismo. Il nuovo Regime, infatti, liquidò ben presto le Leghe del Lavoro, il Partito Popolare e le Casse Rurali. Capita così che il De Cordona, anche su invito dell’arcivescovo consentino monsignor Roberto Nogara, abbandonò Cosenza; ritirandosi a Todi dove viveva fratello Ulisse. “Nei confronti della Cassa Rurale federativa di Cosenza – osserva Luigi Intrieri in “Don Carlo De Cardona e il Movimento delle Casse Rurali in Calabria”, edito nel 1985. - l’intervento del fascismo fu pesante: la banca d’Italia prima impedì la concessione di un prestito della Banca dell’Agricoltura negandole l’apertura di un’agenzia a Cosenza, infine infierì anche nella liquidazione estromettendo il comitato nominato regolarmente, dall’assemblea sociale”. In un sol colpo, dunque, i contadini dell’Altopiano silano persero non solo un loro paladino nel mondo politico del tempo, ma anche quelle “Banche Rurali” e quella “Lega del Lavoro” che essendo state pensate dal basso avrebbero potuto rappresentare una positiva risposta ai loro problemi.

Francesco Rizza

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