Crotone: venti di crisi in Consiglio comunale.

Venti di crisi, secondo la logica di una politica che sa di vecchio e di "liturgie" che dovrebbero appartenere al passato, contro la "rivoluzione arancione" che poco più di un anno fa' ha portato

a Crotone l'elezione a sindaco di Vincenzo Voce che, a nome del civismo ed all'agregazione "Tesoro di Calabria" che ha fra i propri referenti regionali Carlo Tansi, ha superato grazie ai voti ricevuti gli schieramenti elettorali del centro destra e del centro sinistra. In realtà, a causa di una maggioranza consiliare che, nella civica Assise, è sembrata più volte disgregata, la coalizione del sindaco Voce ha subito più volte contraccolpi in Consiglio comunale, ma lo scorso 18 dicembre è sembrata un vero e proprio attacco alla carovana la mancata elezione del primo Cittadino crotonese a Presidente provinciale. Evidentemente, un'elezione come quella per la Presidenza provinciale in una realtà frastagliata come quella del Crotonese può starci tutta e poco avrebbe da significare sul mandato da sindaco di Vincenzo Voce, ma allo stesso sono mancati proprio i voti dei "suoi" Consiglieri comunali che gli hanno preferito Sergio Ferrari, sindaco di Cirò Marina e candidato del centro destra. Il Sindaco crotonese continua ad avere i numeri nella civica Assise di piazza Resistenza? Anche se Voce smentisce, alcune voci lo danno alla ricerca di consensi fra i banchi della minoranza. Intanto, sempre dalla minoranza, si registra un duro documentario firmato dai Consiglieri Giuseppe Fiorino, Fabio Manica, Andrea Devona Antonio Manica ed Alessia Lerose, secondo cui "non c’è giorno che, in maniera puntuale e inesorabile, la città di Crotone non sia interessata da notizie che danno la dimensione del fallimento amministrativo di un Sindaco e di una giunta ormai arrivati al capolinea. Come cittadini e come consiglieri comunali - aggiunge la nota stampa in cui vengono sottolineate varie problematicità - siamo dispiaciuti e rammaricati di questa evidente inadeguatezza mista all’evidente incapacità che ormai dovrebbe consigliare a quest’Amministrazione, nata, del resto, per volontà popolare, di fare un passo indietro come atto di rispetto del proprio elettorato e della città intera. Bisogna prenderne atto e farsene una ragione . O fare un passo indietro e rimettere il mandato nelle mani del Prefetto o fare mea culpa e richiedere supporto ed aiuto". Quale possa essere, al di là di qualche postazione nelle camere del potere il prezzo di tale aiuto, non è facile immaginarlo. Intervistato sulle colonne di "Crotone Ok", comunque, Vincenzo Voce non pare proprio intenzionato a cercare "cappello in mano" i consensi che gli servirebbero a rimanere Sindaco. "Il voto del centrosinistra si è evaporato - ammette - ma Voce mantiene la sua dignità. Poi sui numeri li vedremo. Quello che si farà - aggiunge - sarà fatto nell’interesse della città, siamo in una fase molto delicata. Un primo obiettivo è stato conseguito con la presentazione dei progetti ambiziosi e se saranno approvati Crotone sarà la città del futuro. Poi ci aspettano i fondi del Pnrr e siamo già a lavoro e non ci faremo trovare impreparati". Incondizionata, intanto, la solidarietà a Vincenzo Voce da parte di Carlo Tansi. "Dopo il trionfo di Enzo - ritiene il coordinatore regionale di "Tesoro di Calabria" - la Calabria perbene aveva percepito un segnale importante: proprio Crotone, la città del bisogno e più povera d'Italia, si era liberata del ricatto della politica, facendo sperare in una primavera per l'intera regione. Credeva che la rinascita della città potesse essere sostenuta da quella competenza, meritocrazia, giustizia e legalità che per decenni erano stati mortificati in quel grigio palazzo che era diventato il comune di Crotone. Mortificati dai quei soliti politici che da decenni, insieme ai loro servi sciocchi comprati con un piatto di lenticchie, hanno spolpato la città fino all'osso, riducendola alla fame con l'arma del ricatto di lavoro precario in cambio di voti. Politici che, come narrano le cronache giudiziarie, sono spesso burattini nelle mani delle più potenti cosche criminali al mondo appartenenti alla 'ndrangheta".

Francesco Rizza

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