Capo Colonna messa in sicurezza. Le frane fanno meno paura.




Si sono conclusi i lavori di somma urgenza a protezione del Santuario di S. Maria di Capo Colonna e dei resti archeologici di epoca romana posizionati sul ciglio est della falesia. Le opere di difesa costiera sono state precedute da mirate prospezioni subacquee, di carattere archeologico e naturalistico, nelle aree interessate dalla posa in opera dei massi e dalle lavorazioni ad essa attinenti, e, nei giorni 5, 6 e 7 febbraio, dalle operazioni di recupero di parti di strutture murarie e di un blocco rettangolare in calcarenite locale, pertinenti a uno dei triclinia della domus CRr databile agli ultimi decenni del I sec. a.C., precipitati al piede della falesia, in ultimo, negli anni ’50 del secolo scorso. Lo si apprende dalla pagina fb del Comune di Crotone. Con il coinvolgimento del personale di tutti gli Uffici territoriali del Ministero della Cultura (Segretariato Regionale per la Calabria, Soprintendenza ABAP per le province di Catanzaro e Crotone, Direzione Regionale Musei per la Calabria e Nucleo Carabinieri TPC di Cosenza) le operazioni sono state seguite direttamente dal personale del Segretariato Regionale per la Calabria, dott. Salvatore Patamia, dal RUP e Funzionario Restauratore Giancarlo Del Sole, dal Funzionario Archeologo dott. Alfredo Ruga e dal Direttore Operativo-Funzionario Archeologo subacqueo Dott.ssa Alessandra Ghelli, che ne ha curato anche la direzione scientifica con il supporto tecnico operativo del Nucleo Carabinieri subacquei di Messina, al comando del Mar. Magg. Domenico De Giorgio, e del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, al comando del Ten. Giacomo Geloso. Una partecipata collaborazione Inter ministeriale ha visto attivamente coinvolti il Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri, al comando del Col. Gabriele Mambor, e la Capitaneria di Porto-Guardia Costiera di Crotone, al comando del C.V. (CP) Vittorio Aloi.La particolare ubicazione dei setti murari e del blocco rettangolare, disposti irregolarmente su un tratto di scogliera molto accidentato raggiungibile, in sicurezza, solo via mare e sottoposto all’oscillare periodico delle maree, ha determinato, per le operazioni di recupero, il ricorso a personale specializzato dei Carabinieri subacquei e a mezzi e uomini specializzati in opere marittime. Nello specifico sono stati recuperati 3 setti murari dello spessore di 0.60 m, di dimensione e peso variabili [A: dimensioni max 2.70 x 1.50 m peso 4.860 kg ca; B: dimensioni max 2.60 x 2.20 m peso 6.860 kg ca; C: dimensioni max 1.70 x 1.45 m peso 3.000 kg ca], costituiti da fondazione in conglomerato cementizio e alzato in opera reticolata, e una soglia di accesso delle dimensioni di 0.92 x 0.48 m, spess. 0.20 m, peso 220 kg ca. Il blocco A giaceva in posizione verticale, appoggiato a porzioni distaccate di falesia e al blocco B; il blocco B, con la fondazione lesionata e in parte staccata, giaceva in orizzontale sopra il blocco C, si appoggiava al blocco A e a grosse sezioni di falesia distaccate; il blocco C era in giacitura orizzontale, parzialmente obliterato da B; la soglia in calcarenite locale era incastrata, in giacitura verticale, tra più sezioni distaccate della falesia.La dimensione dei blocchi, la posizione degli stessi, lo stato di conservazione molto compromesso, il loro peso, l’accidentalità del luogo e le condizioni meteo-marine hanno fortemente condizionato la tempistica delle operazioni e le azioni lavorative con il ricorso, anche, a specifici cuscini di sollevamento per i blocchi orizzontali. Ogni singolo blocco, una volta assicurato a una struttura lignea di supporto, per mezzo di apposite fasce, di diverso tonnellaggio, veniva sollevato dalla gru presente sul moto pontone dove veniva caricato per poi essere trasportato al Porto di Crotone. Il recupero delle porzioni di strutture murarie, necessario al completamento della somma urgenza per la messa in sicurezza dei resti archeologici presenti sulla sommità, ha evidenziato e, allo stesso tempo, confermato la particolare cura dell’elaborazione planimetrica della domus CRr; uno dei setti recuperati, infatti, conserva in opera la base di un plinto angolare in calcarenite locale. Le murature e la soglia, recuperate, sono state trasferite al Museo archeologico nazionale di Capo Colonna, temporaneamente disposte nell’aiuola di fronte all’ingresso del Museo nel raggio di azione delle telecamere. Oggetto immediato di sopralluogo tecnico da parte di restauratori specializzati, saranno in tempi celeri sottoposte a interventi di trattamento conservativo.


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