Approdano nelle aule giudiziarie le indagini "Eleo".

Cè voluto quasi un anno, ma si è arrivati alle udienze dibattimentale presso il Tribunale di Crotone fissata per il processo “Eleo” al termine delle indagini partite lo scorso 25 gennaio a cura della Dia capeggiata da Nicola Gratteri contro la locale di ‘ndrangheta di Petilia Policastro. Il gup del Tribunale di Catanzaro Matteo Ferrante ha mandato a processo Domenico Bruno 49 anni di Petilia Policastro; Francesca Costanzo, 61 anni di Petilia Policastro; Massimo Cosco, 40 anni di Petilia Policastro; Giuseppe Garofalo 66 anni di Cotronei; Alessandro Gelfo, 31 anni di Crotone; Antonio Gelfo, 58 anni di Crotonei; Pierluigi Ierardi, 29 anni di Petilia Policastro; Ivano Mirabelli, 48 anni di Petilia Policastro e Oreste Vona, 46 anni di Petilia Policastro. Per Pierluigi Ierardi che, invece, deve rispondere anche di omicidio l’appuntamento con i Magistrati della Corte d’appello è prevista per il 18 gennaio. Come si ricorderà, le indagini hanno consentito di raccogliere elementi sulla pervasività della cosca di Petilia Policastro che si estendeva anche nel territorio limitrofo di Cotronei mettendo sotto giogo anche i villaggi turistici ubicati nell’Altopiano silano a partire da Villaggio Palumbo “capitale del turismo montano” del Crotonese.




Grazie alle indagini sono emersi anche vari episodi di illecita attività finanziaria e di usura commessi nei confronti di commercianti e liberi professionisti che versavano in difficoltà economiche ed estorsioni nei confronti di vari imprenditori locali. Se la Magistratura confermerà le accuse si dovrebbe fare luce anche sul caso di lupara bianca collegato alla scomparsa di Massimo Vona scomparso all'eta' di 44 anni il 30 ottobre 2018. Mentre la Dia e la Procura della Repubblica continuano a fare il proprio dovere, evidentemente, è arrivato anche per la popolazione il momento di fare qualcosa oltre ad applaudire principalmente sui social alle operazioni di Gratteri. Quello che veramente serve al Marchesato crotonese è la presa d’atto da parte della popolazione che la ‘ndrangata è una “montagna di merda” ed occorre avere il coraggio di denunziare ed esprimere la propria lontananza anche da quella mafiosità che impermea la quotidianità delle nostre cittadine. Un segno dall’alto valore simbolico in questa direzione potrebbe arrivare dalle neo Amministrazioni comunali di Petilia Policastro e di Cotronei che potrebbero costituirsi “parte civile” nel processo per evidenziare il discrimine fra legalità ed illegalità, fra lo Stato e l’antistato.

Francesco Rizza

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