A Dio "Tittuzzu" ultimo sacrestano e preseparo di Petilia Policastro.

Aggiornamento: 16 mar




Se ne è andato silenziosamente, come era sempre vissuto, Giovanbattista Carvelli, “Tittuzzu”: l’ultimo sacrestano e “presieparo” di Petilia Policastro. Aveva 76 anni e mancherà molto alla cittadina dell’Alto Marchesato Crotonese, per il garbo con cui si è sempre approcciato alle persone e per il lunghissimo, utile e silenzioso servizio alla comunità ecclesiastica di Petilia Policastro. Per numerosi anni, infatti, è stato sacrestano nelle chiese dell’Annunziata e di Santa Maria Maggiore e numerosi sono stati i sacerdoti che l’hanno avuto al proprio fianco. Appartenente ad una generazione per la quale il servizio di sagrestano era una attività quasi a tempo pieno, sino a quando è stato in servizio era possibile trovarlo quasi ad ogni ora del giorno in una delle due chiese cittadine. A controllare che fosse tutto a posto, dalle candele accese per onorare il Santissimo Sacramento alle tovaglie sull’altare. Quasi un’istituzione, nonostante la semplicità del carattere e quelle volte che, davvero, non riusciva a trattenersi dinnanzi a quegli “attentati alla tradizione” come viveva certe novità nella liturgia e nella vita delle parrocchie; per le quali riusciva a litigare con i sacerdoti. Poi, sbollita la rabbia, tutto tornava come prima ed era ancora in chiesa per dare il suo umile ed utile contributo. Come dicevamo, “Tittuzzu” è stato l’ultimo “presieparo” di Petilia Policastro. Già dalla fine di ottobre era facile trovarlo alla chiesa di Sant’Antonio attigua al Cimitero a costruire le proprie casette in legno che poi, al momento opportuno, utilizzava nella realizzazione del presepe nella stessa chiesa ed, all’occorrenza, nelle chiese dell’Annunziata e di Santa Maria Maggiore. Epiche, proprio per i presepi, le gare con un altro sacrestano, “Turuzzu” Ierardi, quasi coetaneo e, negli ultimi anni di vita, sacrestano nella parrocchia di San Nicola Pontefice. Guai a dire ad un uno che il presepe dell’altro era venduto meglio o era, anche se di poco, più grande. Complice qualche bicchiere di vino e quella cattiveria della gente nell’aizzare i semplici, più di una volta sono arrivati quasi alle mani. Poi, per fortuna, passava tutto ed i due riprendevano a farsi “concorrenza” in maniera pacata. Con la sua morte, Petilia Policastro perde un pezzo della propria storia, diventando forse più moderna ma rimanendo priva di questi “guardiani del tempio”, che a modo loro hanno servito la Chiesa, testimoniando nella semplicità e nel silenzio la propria fede.

Francesco Rizza

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