80 mila euro richiesti dal Comune al Governo per il Calvario del secondo venerdì di marzo.

Aggiornamento: 30 gen





Nonostante i dati del covid facciano ancora paura e molto probabilmente la processione del Calvario del secondo venerdì di marzo non potrà realizzarsi neppure quest'anno, mentre nulla sembra muoversi negli uffici della Sovrintendenza per la ricollocazione al proprio posto della volta lignea di Cristoforo Sant'Anna, l'Amministrazione comunale del sindaco Simone Saporito chiede al Ministero dei Beni culturali un contributo di 80 mila euro per trasformare lo storico pellegrinaggio di fede con il quale la popolazione cittadina ricorda il terremoto dell' 8 marzo 1832 in una rievocazione storica dal sapore hollywoodiano, sperando di attingere ai fondi del decreto ministeriale 294 del 24 giugno 2020. Dalla delibera di Giunta di adesione al bando si apprende, infatti, "che è volontà dell'Amministrazione comunale di promuovere e diffondere il patrimonio artistico culturale della città, valorizzando il territorio di Petilia Policastro con l'evento della processione religiosa denominata il Calvario e la rievocazione storica della Reliquia della Sacra Spina". Motivando la richiesta del contributo nella delibera si aggiunge che "considerato che la visione di progetti è quello di abbracciare l'intero tessuto storico cittadino - si legge nella delibera di Giunta - quella della processione del secondo venerdì di marzo è parte integrante della storia di Petilia, storia che si ripete da ormai cinque secoli, da quando cioè la Sacra Spina venne in dono dalla Francia. L'arrivo della Reliquia che poi ha dato nome al Santuario ha portato con sé nuove pagine di storia che continuano a scriversi ancora oggi. Lungo il sentiero dove si svolge la processione della Sacra Spina è presente un ponte del 1500, una chiesa seicentesca che tutt'oggi ospita la Sacra Spina, dalla quale ha preso il nome e che presenta una navata centrale e un altare in stile barocco. Al suo interno sono presenti un quadro della Vergine di Guido Reni, una deposizione di Mattia Preti e un soffitto interamente dipinto da artisti napoletani dell'epoca". A destare qualche dubbio ai fedeli il quadro della Vergine di Guido Reni e quello della deposizione di Mattia Preti citati nella richiesta, dei quali nella chiesa del Santuario ed in numerosi dei saggi storici pubblicati nel corso degli anni non sembra esserci traccia.

Francesco Rizza

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